{"id":4126,"date":"2004-06-04T17:30:28","date_gmt":"2004-06-04T15:30:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liceoclassicomanzoni.gov.it\/?p=4126"},"modified":"2015-06-24T17:31:56","modified_gmt":"2015-06-24T15:31:56","slug":"concorso-prosa-viva-2004","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/iniziative-progetti-liceo-manzoni\/progetti-letteratura-storia\/concorso-prosa-viva\/concorso-prosa-viva-2004\/","title":{"rendered":"Concorso Prosa Viva 2004"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Concorso Prosa\u00a0Viva<\/h2>\n<h3 style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\">Concorso di scrittura<\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\">per le classi prime, seconde, terze liceo e per le classi quinte ginnasio<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\">4a edizione &#8211; 2004<\/p>\n<p>Gli <u>insegnanti di italiano del liceo<\/u> organizzano un concorso tra tutti gli studenti delle <b>classi del liceo<\/b> e delle <b>quinte ginnasio<\/b>, finalizzato alla\u00a0redazione di un racconto su explicit dato.<br \/>\nI testi, <u>che dovranno recare un titolo<\/u>, non dovranno superare il limite di tre\/quattro colonne di foglio protocollo.<\/p>\n<p>&#8211; Il concorso si svolge in due fasi:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">1. la prima si configura come compito in classe, valutato dal rispettivo docente di italiano e regolarmente registrato tra le prove curricolari. I singoli docenti possono proporre, in aggiunta a quello del concorso, altri temi fuori concorso. Ciascun docente pu\u00f2 segnalare <b>due finalisti in ciascuna classe<\/b>, a proprio insindacabile giudizio. Le prove si svolgeranno in contemporanea, sulle stesse tracce, per la durata di 3 ore di lezione<b>, <u>marted\u00ec 10 febbraio 2004 dalle ore 8 alle ore 11<\/u><\/b>, con l&#8217;assistenza dei docenti in orario nelle singole classi. Per l&#8217;ammissione alle finali \u00e8 indispensabile conseguire almeno la piena sufficienza.<\/p>\n<p>2. la seconda fase (finali, da svolgersi <b>entro il 3 marzo<\/b>) consister\u00e0 nella consegna dei testi segnalati dai docenti, <u>redatti dai finalisti stessi in forma dattiloscritta in tre copie<\/u>, alla giuria del premio, attraverso i prof. Grosselli o Marchesi; i testi saranno consegnati <u>anonimi<\/u> insieme a una busta chiusa contenente nome, cognome e classe del concorrente; la classifica finale verr\u00e0 decisa <b>entro i primi di aprile <\/b>da una <b>giuria designata dal Consiglio di Istituto<\/b>. La giuria non esprimer\u00e0 valutazioni sui testi, ma si limiter\u00e0 a disporli in <b>graduatoria<\/b> secondo il proprio insindacabile giudizio. I docenti di italiano segnaleranno al consiglio di classe, che ne terr\u00e0 conto ai fini della valutazione finale e dell&#8217;eventuale credito scolastico, i nominativi e la posizione dei finalisti nella classifica finale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I primi <b>quattro<\/b> classificati riceveranno <b>euro 250, 200, 150, 100<\/b> rispettivamente, in buoni per l\u2019acquisto di libri o audiovisivi; ai primi<b>dieci<\/b> classificati verr\u00e0 rilasciato un attestato. La giuria pu\u00f2 decidere di non assegnare il premio. I testi classificati saranno<b>pubblicati<\/b> a cura dell&#8217;Istituto e diffusi tra le componenti scolastiche.<\/p>\n<p align=\"CENTER\">*****<\/p>\n<p align=\"CENTER\">La giuria:<\/p>\n<p align=\"CENTER\">Ivan Berni<\/p>\n<p align=\"CENTER\">Alessandro Mazzini<\/p>\n<p align=\"CENTER\">Roberta Ulano<\/p>\n<p>Testo del racconto assegnato ai concorrenti<\/p>\n<p>Gianni Celati, LA CITT\u00c0 DI MEDINA SABAH<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">(da <i>Narratori delle pianure<\/i>, Milano, Feltrinelli 1993)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un giovanotto di Mirandola, in provincia di Modena, aveva studiato per diventare ingegnere. Quando \u00e8 diventato ingegnere \u00e8 stato assunto in una fabbrica di ascensori, e quasi subito \u00e8 stato mandato in Africa a installare e collaudare un impianto di ascensori in un palazzo governativo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c8 partito, e dopo la sua partenza di lui non si \u00e8 pi\u00f9 saputo niente per tre anni. Quando \u00e8 tornato ha venduto il podere di suo padre e ha impiantato una piccola fabbrica; ma non voleva mai parlare di quello che gli era successo in Africa, n\u00e9 dire in che paesi era stato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un giorno ha deciso di sposarsi e il padre della sposa gli ha detto: &#8220;Io conoscevo tuo padre e sono contento che sposi mia figlia, ma dar\u00f2 il mio consenso al matrimonio solo quando mi avrai raccontato cosa ti \u00e8 successo in Africa.&#8221;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il giovanotto ha risposto che avrebbe raccontato la sua storia solo il giorno del matrimonio e non prima, e cos\u00ec \u00e8 stato. Durante il banchetto di matrimonio ha raccontato cosa gli era successo in Africa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Aveva caricato su due camion il materiale da installare e stava percorrendo una strada lunghissima e tutta dritta vicino a un confine; con lui c\u2019era un accompagnatore yoruba che lo informava su tutto ci\u00f2 che vedevano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Poi erano fermi all\u2019ingresso d\u2019un villaggio e sentivano una musica venire da lontano. Lui e l\u2019accompagnatore yoruba e i due camionisti wolof si avviavano a piedi verso quella musica; e in una stradina erano accolti da donne indigene, che li invitavano in una casa e servivano loro da bere e da mangiare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sono rimasti in quel posto per una settimana, serviti dalle donne indigene sul patio d\u2019una grande casa di legno, da dove sentivano distintamente notte e giorno il suono della musica. Mangiavano e dormivano e alla sera andavano a visitare le strade della citt\u00e0. Lui chiedeva al suo accompagnatore yoruba: &#8220;Ma dove siamo?&#8221; L\u2019accompagnatore rispondeva: &#8220;Siamo nella citt\u00e0 di Medina Sabah,&#8221; ma non voleva dirgli altro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nelle strade c\u2019erano bande di bambini che correvano urlando e cantando, e l\u2019accompagnatore spiegava che i bambini inventano quasi tutte le canzoni. Poi spiegava: &#8220;L\u2019orchestra della Grande Nonna che senti in distanza \u00e8 formata da cinquanta donne che suonano tutti gli strumenti, ed \u00e8 diretta dalla Grande Nonna che ha novant\u2019anni. I bambini gridando inventano ogni giorno nuove canzoni, che poi l\u2019orchestra della Grande Nonna suona con cinquanta strumenti. Viene anche gente a registrarle e le diffonde in tutto il mondo.&#8221;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando lui ha chiesto di vedere la grande orchestra di donne, gli \u00e8 stato detto che non si poteva. Seduto sul patio della casa poteva ascoltare quella musica notte e giorno senza interruzioni, e mangiare e bere senza spendere un soldo; ma non si poteva andare a vedere l\u2019orchestra della Grande Nonna.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dopo una settimana lui ha abbandonato i suoi compagni, ed \u00e8 tornato a piedi sullo stradone. Qui ha trovato che, dei due camion, ci restavano solo le cabine e i cassoni vuoti; tutto il resto era stato rubato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Arrivato nella capitale denunciava il furto e veniva immediatamente messo in prigione, perch\u00e9 il materiale da installare era del governo e lui ne era responsabile.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In prigione, dove \u00e8 rimasto per pi\u00f9 d\u2019un anno, ha fatto amicizia con un raccontatore bandial, che era in prigione perch\u00e9 non aveva voluto accettare il controllo delle cooperative dello stato sul suo raccolto; era venuto nella capitale per parlare con i dirigenti delle cooperative, ma due poliziotti l\u2019avevano subito arrestato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Costui gli ha spiegato la differenza fondamentale che c\u2019\u00e8 tra i raccontatori di storie, come lui, e i griot, che sarebbero dei narratori di genealogie.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il raccontatore bandial non si fidava dei griot, perch\u00e9 sono tutti falsi e inventano le genealogie delle famiglie o dei capi di stato, facendosi pagare in anticipo e poi inventando quello che vogliono. Siccome inventano quello che vogliono diventano potenti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I raccontatori di storie invece non inventano quello che vogliono, devono attenersi a quello che dice la storia. E a un raccontatore non si pu\u00f2 chiedere: &#8220;Ma \u00e8 vera la tua storia? \u00e8 veramente successo cos\u00ec?&#8221;, perch\u00e9 sarebbe una grande offesa. Loro raccontano esattamente quello che dice la storia, non quello che s\u2019inventano loro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un giorno nei corridoi della prigione il raccontatore bandial ha visto un griot diola, e l\u2019ha subito riconosciuto perch\u00e9 aveva la capacit\u00e0 di riconoscere un griot a colpo d\u2019occhio, anche se lo vedeva da molto lontano. Gli ha gridato: &#8220;Ehi, griot, ti ho visto! &#8220;, e il griot \u00e8 scappato a nascondersi dalla vergogna.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il raccontatore sapeva tutto su Medina Sabah. Gli ha raccontato come succeda spesso che i camionisti arrivino su quella strada con i camion pieni di riso o arachidi, si fermino attirati dalla musica, e seguendo il richiamo della musica vengano accolti dalle donne. Le donne offrono loro da bere vino di palma e da mangiare riso e pesce per giorni e giorni, e quando i camionisti tornano sulla strada il loro carico \u00e8 scomparso e i camion sono senza motore e senza ruote.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il raccontatore diceva anche che ci sono dei camionisti che sanno benissimo a cosa vanno incontro, non appena mettono piede a Medina Sabah; e sanno che dopo finiranno in prigione per aver perso il loro carico e il loro camion; per\u00f2 non rinuncerebbero per niente al mondo al piacere di seguire quella musica, e di farsi servire dalle donne restando ad ascoltare in distanza l\u2019orchestra della Grande Nonna.Il raccontatore bandial ha confermato che tutte le canzoni sono inventate dai bambini che giocano per le strade. Ma, a differenza d\u2019altri villaggi, l\u00ec c\u2019\u00e8 quell\u2019orchestra di cinquanta donne che raccoglie le canzoni e le suona, cos\u00ec che tutti possono ascoltarle notte e giorno. E i manager dei pi\u00f9 famosi gruppi musicali vanno a registrare queste canzoni che si sentono nell\u2019aria; poi un cantante famoso le mette in un disco e si appropria di quella musica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci sono dei cantanti che in questo modo sono diventati tanto famosi e tanto potenti da poter sfidare il governo. Ce n\u2019\u00e8 uno che \u00e8 pi\u00f9 potente di qualunque rock star in tutto il mondo, e s\u2019\u00e8 costruito una grandissima fortezza dove la polizia non pu\u00f2 entrare, dove la gente vive secondo la sua legge e lui pu\u00f2 condannare a morte chiunque.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa \u00e8 la grande potenza delle canzoni, che prima attirano i camionisti e poi si diffondono in tutto il mondo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h3 align=\"JUSTIFY\">I vincitori del concorso Prosaviva<\/h3>\n<h4 align=\"JUSTIFY\">\u00a0Gabriele Colombo 3 G &#8211; 1\u00b0 classificato PROFUMO DI CORIANDOLO E CANNELLA<\/h4>\n<p>&#8220;Non mi hanno costretto, n\u00e9 minacciato di morte: a volte un invito gentile \u00e8 mille volte pi\u00f9 efficace di un ordine. Quando la donna del villaggio me l\u2019ha proposto, ho assaporato il gusto della libert\u00e0, e non ho saputo resistervi. In quella tenda in Africa ho scoperto che la libert\u00e0 non ha l\u2019odore stantio dei trattati filosofici, n\u00e9 quello fresco di un grande prato in una giornata di sole. La libert\u00e0 ha un gusto speziato, \u00e8 morbida al tatto e profuma di coriandolo e cannella.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La donna mi disse che quello che stavo per fare era un atto d\u2019amore, che con quel gesto avrei regalato l\u2019immortalit\u00e0 a un uomo. Ridando vita alla morte. Ma a convincermi non furono le sue parole, cos\u00ec ingenuamente ostinate nel cercare nel mio gesto segni di amore e generosit\u00e0. Ho compiuto quello che a voi sembrer\u00e0 il pi\u00f9 truce dei delitti per un impeto di egoismo assoluto. Per concedermi la libert\u00e0 dal pi\u00f9 terribile dei tab\u00f9.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il primo boccone l\u2019ho ingoiato combattendo contro il rosso accecante che mi ottenebrava la mente, cercando in modo disperato di cancellare quel filtro, dettato dalla suggestione, che mi faceva vedere ogni cosa come immersa in un viscoso plasma purpureo, evocando in me sensazioni macabre e funeste. Ma gi\u00e0 al secondo l\u2019odore forte e pungente della cannella scioglieva la patina rossastra dell\u2019ambiente circostante, ed io potevo finalmente gustare i sapori esotici di ci\u00f2 che la donna mi portava alla bocca.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sono uscito dalla tenda quella sera con un gusto speziato in bocca, qualche etto di carne in pi\u00f9 nel corpo e una strana sensazione di leggerezza. Non credo di aver dato un contributo all\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019uomo di cui ho mangiato il corpo. Fingendo di aderire alle assurde credenze su cui si fonda quello strano rito a cui ho partecipato, ne ho celebrato un altro nello stesso momento. Nella mia privata cerimonia ho infranto il pi\u00f9 grande dei tab\u00f9, e assieme ho conquistato la pi\u00f9 vera delle libert\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia la banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4 align=\"JUSTIFY\">Francesco Vitale 3D \u2013 2\u00b0 classificato IL CUOCO DELL&#8217;UZCIBAKRACCISTAN<\/h4>\n<p>Scusate se parlo un po&#8217; strano, ma sono straniero: vengo dall&#8217;Uzcibakraccistan.<\/p>\n<p>Nel mio Paese c&#8217;\u00e8 un&#8217;usanza, che dopo il matrimonio si fa un banchetto e tutti mangiano; un mio amico mi ha detto, ma anche noi facciamo cos\u00ec! e allora io, che essendo il miglior cuoco dell&#8217;Uzcibakraccistan di banchetti ne ho visti tanti in tutto il mondo, gli ho raccontato cos&#8217;\u00e8 successo al pranzo di nozze della figlia del conte Snorkle, cos\u00ec capiva che l&#8217;Uzcibakraccistan \u00e8 assai diverso da qui.<\/p>\n<p>Gli ho detto:<\/p>\n<p>Caro amico di qui, sappi che l&#8217;Uzcibakraccistan \u00e8 un Paese che a quelli come voi sembra veramente strano: da noi non ci sono i semafori e neanche i cani che fanno la cacca sui marciapiedi, anche perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un marciapiede solo, lungo quaranta chilometri, e lo si usa solo per le passeggiate riflessive sacre al dio Brlunzk, che \u00e8 il dio che ha creato l&#8217;Uzcibakraccistan. Il mio Paese \u00e8 una valle quadrata che si trova ventimila leghe sotto i monti, e la gente vive in case rotonde, cos\u00ec se non ti piace pi\u00f9 dove abiti, oppure i vicini ti stanno antipatici, non devi fare altro che far rotolare la tua casa da qualche altra parte. Gli Uzcibakracci non sono n\u00e9 ricchi n\u00e9 poveri, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 denaro da noi, c&#8217;\u00e8 una sola moneta di trecento chili, che \u00e8 sacra al dio Ubrlk, che \u00e8 il dio che ha aiutato Brlunzk a creare l&#8217;Uzcibakraccistan; non ci si azzuffa mai in Uzcibakraccistan.<\/p>\n<p>Tutto sommato si sta proprio bene da noi.<\/p>\n<p>Comunque ora ti racconto cos&#8217;\u00e8 successo al pranzo di nozze della figlia del conte Snorkle, cos\u00ec capisci che l&#8217;Uzcibakraccistan \u00e8 assai diverso da qui.<\/p>\n<p>E&#8217; successo che era un bel pomeriggio di primavera, e il conte Snorkle ha allestito una lunga e bellissima tavolata all&#8217;aperto e tutti gli abitanti dell&#8217;Uzcibakraccistan erano invitati. La figlia del conte si sposava con Quotzlurk, un giovane colto e intraprendente, che essendo venditore porta a porta di sassi levigati, ha visto pi\u00f9 o meno tutto il mondo. Tuttavia Quotzlurk non ama parlare dei suoi viaggi, e poi capisci perch\u00e9.<\/p>\n<p>Ci siamo seduti e abbiamo intonato la filastrocca propiziatoria, accompagnati dai musicisti che suonavano musica tipica Uzcibakraccia con l&#8217;ukulele e il basso tuba<\/p>\n<p>ABD-ABD-ABD<\/p>\n<p>ABD-A-ABD-B!<\/p>\n<p>ABD-ABD-ABD<\/p>\n<p>A-ABD-BD-BDB!<\/p>\n<p>ABD-ABD-ABD<\/p>\n<p>ABD-ABD-GATTO!<\/p>\n<p>che vuol dire pressappoco buon appetito.<\/p>\n<p>Poi sono arrivate le portate: tutte a base dell&#8217;unico ortaggio che cresce in Uzcibakraccistan, cio\u00e8 il crauto.<\/p>\n<p>Di antipasto crauti a fettine in salsa crauta, poi crauti al vapore con crauti tritati, ravioli di crauti ripieni di crauti, tagliata di crauti, crauto incrautato, spiedini di crauti e, per finire, torta nuziale a base di crauti, caff\u00e8 ai crauti e liquore di crauti.<\/p>\n<p>Ho trascorso tutta la notte a preparare il pranzo ed ero molto soddisfatto.<\/p>\n<p>Quando abbiamo mangiato, poi tutti hanno cominciato a parlare. E parlavano, e parlavano, e parlavano&#8230; Soprattutto le vecchie signore, che sono anche peggio di quelle qui da voi che si lagnano sui tram. E l&#8217;Uzcibakraccistan \u00e8 noioso, e l&#8217;Uzcibakraccistan \u00e8 squallido, e ci sono solo crauti, e non succede mai niente&#8230; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Allora lo sposo si \u00e8 alzato in piedi e ha fatto un lungo pernacchio, che secondo le nostre usanze vuol dire, devo fare un discorso.<\/p>\n<p>Tutti sono stati zitti e lui ha cominciato a raccontare dei suoi viaggi in Africa, di bambini magri e affamati che si contendono poca acqua sporca, di donne sole e malate che non possono curarsi perch\u00e9 non hanno i soldi, di fame, guerra e orrore, di gente sfruttata e gente che muore.<\/p>\n<p>Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c&#8217;\u00e8 stato un grande silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo a rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l&#8217;occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4>Chiara Eriano 3B \u2013 3\u00b0 classificata LA MOGLIE<\/h4>\n<p>Era una fresca mattina di Maggio. Il vento sollevava dai rami fiori di pesco che frusciavano, attraverso la finestra spalancata, nella camera di Marta. Cos\u00ec, al suo risveglio, una piacevole fragranza pervadeva la stanza , creando una dolce e magica atmosfera.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019incanto di quel risveglio \u00e8 stato rotto dal calpestio prodotto dalle suole delle scarpe di sua madre. E\u2019 entrata in camera della ragazza, sbattendo la porta dietro di s\u00e9 energicamente, come un ciclone. &#8220;E\u2019 il gran giorno\u2026come ci si sente, sposina?&#8221; &#8220;Bene, grazie&#8221; ha risposto Marta con un gran sbadiglio. Poi ha fatto un sorriso smagliante alla madre, che l\u2019ha ricambiata con una smorfia ed un\u2019occhiataccia. &#8220;Mi potresti spiegare il motivo per cui hai tenuto la finestra aperta tutta la notte?&#8221; ha inquisito Luisa, che quel giorno ricopriva l\u2019alta carica di madre della sposa, ed ha aggiunto &#8220;E togliti dalla finestra che sei mezza nuda. Non lo sai che la gente sparla?! Ieri sera ho sentito la contessa Bizzo mentre parlava, piano piano, da balcone a balcone, insieme con la con la moglie del cavaliere Marelli. Credevano di non essere udite ma, per caso, mi trovavo sul balcone a fumare una sigaretta. E lo sai cosa diceva quella vecchia zitella della contessa Bizzo? Che io e tuo padre siamo dei <i>mollaccioni<\/i> e che dei genitori perbene non avrebbero mai permesso alla figlia di sposarsi con rito civile.&#8221; Detto ci\u00f2, Luisa \u00e8 scoppiata in lacrime come esplode in mille scintille un petardo acceso da due mocciosi impertinenti. Al solito, Marta l\u2019ha abbracciata per consolarla. Luisa odiava l\u2019alta societ\u00e0, l\u2019aristocrazia milanese, la gente che abitava nel suo stesso palazzo maledettamente lussuoso. Era stata catapultata in questo ambiente da suo marito Jean, un duca di origini francesi. Avrebbe voluto scappare, ma ogni volta che il pensiero si volgeva alla fuga subito tornava a Jean, legato a lui da un filo tenace e resistente a tutto. Dunque comprendeva perfettamente il desiderio della figlia di sposare l\u2019uomo che amava. Era comunque certa che Giovanni, futuro sposo di Marta, avrebbe dato prova di essere una <i>persona perbene<\/i> davanti agli esponenti dell\u2019alta societ\u00e0 milanese che avrebbero partecipato al pranzo nuziale e ascoltato il discorso che egli aveva preparato per l\u2019occasione. Giovanni aveva tutte le carte in regola per farsi ascoltare: era un promettente giovane fotografo il cui ultimo reportage sul Mar Rosso aveva fatto sognare ad occhi aperti perfino la contessa Bizzo, vecchia zitella acida dall\u2019immaginazione incartapecorita.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Marta, dal canto suo, giurava a se stessa che quella sarebbe stata l\u2019ultima volta in cui avrebbe portato il pesante fardello dell\u2019ipocrisia sulle sue spalle; attendeva fiduciosa la sua liberazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il rito \u00e8 stato breve. Gli invitati, dopo il fatidico si, si sono riversati vociferando fuori dalla sala del consiglio comunale in cui i giovani si erano appena promessi rispetto, aiuto reciproco, amore per sempre. I loro sguardi ridenti erano talmente felici ed innamorati che tutte le signore presenti tradivano una sentita commozione dietro la cipria e il rimmel. Nessuna ostentazione, nessun discorso sarebbe stato necessario a dimostrare l\u2019onest\u00e0 e la bont\u00e0 dei sentimenti di Giovanni, che guardava Marta come se fosse stata l\u2019ottava meraviglia del mondo. La nube di preoccupazione che offuscava il bel viso di Luisa si \u00e8 dissolta quando la contessa Bizzo, dopo essersi avvicinata furtivamente a lei, le ha detto: &#8220;Sar\u00e0 anche ateo, quel signor Giovanni, ma sapr\u00e0 di certo amare sua figlia! Guardi come se la mangia con gli occhi!&#8221; Dunque tutto, proprio tutto, stava andando per il meglio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il pranzo \u00e8 stato allestito da una societ\u00e0 di catering in un cascinale secentesco a Morimondo. Si scorgeva, svettante tra il verde scintillante dei prati in fiore, l\u2019abbazia. La sposa irradiava, sorridendo con le labbra e con gli occhi, gli invitati chiacchieroni e rumorosi . Era, come vuole la tradizione, accanto al suo sposo. Seduto vicino a lei c\u2019era Luigi, suo fratello maggiore e testimone di nozze. Accanto a Giovanni c\u2019era Fatima, sua testimone, che il giovane fotografo aveva conosciuto sul Mar Rosso, durante il famosissimo reportage.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando, alla fine del pranzo ( che si \u00e8 protratto per ben cinque ore!), i camerieri hanno portato a tavola la torta nuziale, si \u00e8 levato l\u2019abituale grido degli invitati: &#8220;Di-scor-so!Di-scor-so!&#8221;. Come tirarsi indietro?! Giovanni si \u00e8 alzato, solenne e illuminato nello sguardo dalla gioia e dall\u2019amore per la moglie. Dopo avere rivolto una fugace occhiata d\u2019intesa a Marta ed a Fatima, sua testimone, ha iniziato: &#8221; Di nuovo grazie a tutti di avere preso parte al nostro matrimonio! Vi ringrazio inoltre di avermi dato la possibilit\u00e0 di parlare.&#8221; Tutti i presenti hanno riso di gusto, pensando che avesse fatto una freddura ( \u00e8 naturale che lo sposo pronunci un discorso durante il pranzo di nozze!) e travisando cos\u00ec il reale significato delle sue parole. Giovanni, interrotto e stupefatto dall\u2019ilarit\u00e0 dei commensali, ha respirato profondamente , per poi riprendere: &#8220;Bene, come saprete se mi conoscete o se comprate <i>tipi da viaggio, <\/i>un anno fa ho lavorato per un reportage sul Mar Rosso&#8221;. A questo punto uno scroscio di parole di ammirazione mescolate confusamente tra loro lo ha interrotto. &#8220;Ebbene&#8221; ha soggiunto, quasi infastidito, per continuare &#8220;Il lavoro \u00e8 stato duro ma, avendolo ultimato tre mesi prima della scadenza, ho deciso di regalarmi una breve vacanza ad Hurgada, citt\u00e0 che mi piaceva moltissimo. Ho inviato alla redazione del giornale le foto che avevo scattato e mi sono procurato una camera in un albergo. Ogni giorno vagavo a lungo per le vie della citt\u00e0 alla ricerca di immagini da immortalare. Trascorrevo le serate in completa solitudine, nel bar dell\u2019albergo, ad osservare gli scatti del giorno. Una sera ho fatto amicizia con la barista che mi serviva <i>il solito<\/i> da due settimane. Comunicare con lei era facile, dal momento che parlava francese ed inglese. Trovava interessanti le mie fotografie, particolarmente quelle che ritraevano moschee, e si \u00e8 proposta, quando avesse avuto tempo, come guida delle mie peregrinazioni. Un pomeriggio, fuori da una moschea, Fatima mi ha chiesto se io credessi in qualcosa. Quando le ho spiegato che ero ateo, ci \u00e8 rimasta un po\u2019 male ed ha iniziato a parlarmi dell\u2019islamismo, il suo unico credo, la sua unica certezza. Dal primo momento, forse per il fascino delle misteriose moschee di cui provavo ad estrapolare il segreto con una fotografia, forse per il vuoto spirituale che mi attanagliava il cuore, mi sono sentito molto attratto da quella religione. Cos\u00ec da quel giorno, ne ho passati molti ad interrogare Fatima sul suo credo, che diventava, con il passare del tempo, mio. L\u2019ho abbracciato; ma non ho intenzione di disquisire con voi di teologia n\u00e9 di esporvi le mie convinzioni personali in merito . Andr\u00f2 avanti a raccontare e basta. Il periodo di vacanza di cui potevo usufruire \u00e8 finito in un soffio e sono tornato a Milano a licenziarmi dalla redazione del giornale per cui lavoravo. Qui ho incontrato una giovane correttrice di bozze, Marta, una donna meravigliosa. Ora intendo portarla con me nella mia bella casa sulle rive del Mar Rosso, ad Hurgada. L\u00ec la potr\u00f2, finalmente, sposare secondo il rito musulmano e vivere per sempre con le due donne che amo e che mi rendono pi\u00f9 felice di un re, Marta e Fatima, le mie bellissime mogli.&#8221; Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4>Iacopo Simonetti 3 F \u2013 4\u00b0 classificato MATRIMONIO CON VIZIETTO<\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\">Mario e Patrizia. Soltanto nomi e data sul banalissimo invito rosa confetto che ogni abitante di Fiano Romano aveva ricevuto mesi prima in occasione della Sagra del Bucatino organizzata dalla Pro Loco. Conconi Mario detto &#8220;Er Patata&#8221; e Roncelli Patrizia detta &#8220;Titti&#8221;. Sono fatti l\u2019uno per l\u2019altra, il massiccio figlio di Pino il macellaio- organizzatore del buffet, gnocchi alla romana e abbacchio scottadito- e la deliziosa rampolla della famiglia Roncelli, ortolani da quattro generazioni quattro.<\/p>\n<p>Lui- completo di rappresentanza A.S. Roma con cravatta giallorossa e gemelli raffiguranti Totti e Cassano, 120 Euro da &#8220;Tutto per lo sport&#8221;- e lei- abito bianco di Chanel con bruciatura di sigaretta accuratamente camuffata, 98 Euro con lo sconto al discount &#8220;Mariposa&#8221; di Cerveteri- hanno appena pronunciato il fatidico &#8220;S\u00ec&#8221;. Titti in lacrime, pensando a come chiamare il primo figlio, Mario in lacrime, pensando a quella carogna dell\u2019agenzia viaggi &#8220;Michelino&#8221; che per una tre giorni ad Alghero gli ha fregato mezzo stipendio. E si sarebbe pure perso la trasferta di Milano contro l\u2019Inter, cio\u00e8 tre punti sicuri. Ma non \u00e8 questo a preoccupare Mister Centocelle 2000. Tra pochi secondi dovr\u00e0 affrontare quella platea di burini e spiegar loro un bel po\u2019 di cose. Ad esempio, chi \u00e8 la brutta copia di Naomi Campbell che lo abbraccia nella hall del &#8220;Plaza&#8221; di Sharm el Sheikh nel volantino che qualcuno ha appiccicato quella mattina per tutta Fiano. E soprattutto che ci fa lui a Sharm el Sheikh, visto che il suo viaggio pi\u00f9 lungo era stato due anni prima a Verona per Verona- Roma di Coppa Italia. E la Roma aveva pure perso.<\/p>\n<p>Mario guarda Francesco Verdone detto &#8220;Cecco&#8221;, 25 anni. Il suo migliore amico. Cecco fa il fornaio, e stamattina alle sei \u00e8 piombato in casa sua con il fiatone e il volantino in mano. Era un ingrandimento del depliant dell\u2019agenzia viaggi: lo avevano fotografato lo scorso Novembre, quando doveva essere a Trento per l\u2019Exposapori 2003 e aveva avuto la bella idea di andare con Cecco in Egitto. Ed era riuscito a farsi fotografare per la promozione Primavera- Estate 2004. E pure gratis. Stamattina lui e Cecco ci hanno messo tre ore a staccare tutti i volantini.<\/p>\n<p>Guarda la signora Amaltea, 82 anni. Lei sicuramente il volantino l\u2019ha visto. Tutte le mattine alle cinque si alza e va a fare una passeggiata. Da piazza Garibaldi prende via Cavour e arriva sull\u2019Aurelia. Solo davanti al panettiere di via Cavour di volantini ce n\u2019erano cinquanta. Non pu\u00f2 non averlo visto. E non pu\u00f2 non averlo raccontato a tutto il paese, dato che, come tutte le ottantaduenni di Fiano che si rispettino, la signora Amaltea non ha altro da fare che sedersi su una panchina e spettegolare da mattina a sera.<\/p>\n<p>Guarda Felice Natale detto &#8220;Pugno&#8221;, 25 anni. L\u2019infame sogghigna. Sfoggia la sua abbronzatura da ferie d\u2019Agosto perch\u00e9 \u00e8 appena tornato da Sharm el Sheikh con la Promozione Primavera \u2013 Estate 2004. Non ci vuole l\u2019ispettore Maigret per capire che Felice Natale detto &#8220;Pugno&#8221;, ex fidanzato di Patrizia Roncelli detta &#8220;Titti&#8221;, ce l\u2019ha messa tutta per decretare la fine precoce del suo matrimonio. Mario non \u00e8 l\u2019ispettore Maigret, ma si propone ugualmente di fare quattro chiacchiere col Pugno, magari nottetempo, nel garage di casa sua.<\/p>\n<p>Guarda il resto della platea, pronta a mangiarselo vivo.<\/p>\n<p>Guarda Titti, ancora in lacrime.Per fortuna lei non sa nulla, visto che ha passato la notte al convento dell\u2019Annunziata e da l\u00ec non si \u00e8 mossa.<\/p>\n<p>Guarda il microfono. Ha deciso: racconter\u00e0 tutto. Della cliente di Cecco che ha assunto Mister Centocelle 2000 come testimonial per la sua catena d\u2019alberghi: Egitto, Kenya, Marocco, ma anche Caraibi, Mauritius, Polinesia. 2000 Euro a servizio. Della prova di Sharm el Sheikh. Di Youma, la venere nera a lui avvinghiata nella foto e direttrice della Sharm Advertising Inc.<\/p>\n<p>Immagina il Pugno livido di rabbia, Cecco commosso e la platea silente. Immagina la sua nuova casetta nel centro di Roma, gentilmente offerta dalla produzione, e il tanto atteso viaggio di nozze con Titti. Destinazione: Alghero, Egitto, Kenya, Marocco, Caraibi, Mauritius, Polinesia.<\/p>\n<p>Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4>Antonia D\u2019Onghia \u2013 2E \u2013 5\u00b0 classificata UNDICI GRASSI TOPI<\/h4>\n<p>Come sempre, ai banchetti di nozze, nel grande salone allestito per il ricevimento l\u2019orchestra suonava canzoni romantiche per allietare i convitati.<\/p>\n<p>Come sempre, ai banchetti di nozze, i convitati non ascoltavano l\u2019orchestra. Ebbri a causa dei fiumi di vino versati per festeggiare il lieto evento, gareggiavano elevando il volume delle loro voci in un chiacchierio smodato e senza fine.<\/p>\n<p>&#8220;Ma racconta a tutti noi, Joris, non ti hanno forse trattato bene in Africa dal momento che sei tornato cos\u00ec presto o dobbiamo ringraziare di questo solo la bellezza di Laura?&#8221; disse infine il testimone dello sposo, visibilmente eccitato dall\u2019alcol.<\/p>\n<p>&#8220;In verit\u00e0&#8221; disse lo sposo alzandosi in piedi perch\u00e9 tutti lo sentissero &#8221; \u00e8 stato un altro il motivo che mi ha spinto a tornare&#8221; e strinse affettuosamente la mano di Laura affinch\u00e9 la sua giovane sposa non si sentisse trascurata.<\/p>\n<p>&#8221; La casa del mio amico e ospite Mufasa, in Camerun, non \u00e8 tanto distante dalla capitale e pertanto \u00e8 un luogo adatto per scrutare, in cerca di ispirazione per i miei quadri, i volti della gente del posto la cui storia sembra scolpita sui quei visi e ci\u00f2 \u00e8 estremamente affascinante per un pittore.<\/p>\n<p>Mufasa, come \u00e8 costume in quei luoghi, vive con la sua numerosissima e vivace famiglia\u2026 fossi uno scrittore invece che un pittore li avrei resi tutti personaggi delle mie commedie\u2026 ma come tutti ben sapete, non ho dipinto nulla l\u00ec, n\u00e9 al mio ritorno in Italia, in quanto un fatto singolare capitato durante il mio soggiorno in Africa mi ha impedito di concentrarmi sul lavoro.&#8221; A questo punto si zitt\u00ec, guardando compiaciuto, come avrebbe fatto un abile oratore, il suo pubblico di convitati che avevano smesso di mangiare e di bere per ascoltare divertiti il racconto dello sposo, loquace come non lo era mai stato, mentre la sposa, al suo fianco, si chiedeva da dove Joris stesse tirando fuori quella storia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8220;Il mattino seguente al mio arrivo, undici grassi topi, allineati in ordine di grandezza davanti alla casa, diedero il buongiorno a tutta la famiglia. I ripetuti tentativi di cacciarli si sono rivelati vani e davvero non capivamo da dove quei topi provenissero e perch\u00e9 mai restassero cos\u00ec allineati in scala. Tutto ci\u00f2 lasciva presentire qualcosa di arcano e vagamente pericoloso. Il dolore arriv\u00f2 la sera: il pi\u00f9 piccolo dei dieci fratelli di Mufasa cadde dal tetto mentre cercava di aggiustare una delle lamiere del soffitto e mor\u00ec. Alti si levavano allora i lamenti della vecchia madre e continuavano ancora quando, il mattino successivo, la schiera malefica di quei topi, come apparsa dal nulla, si ripresent\u00f2 sulla soglia di casa. Ma questa volta, il pi\u00f9 piccolo dei topi giaceva a terra, morto, con il muso tumefatto e con un ghigno\u2026lo stesso ghigno che aveva assunto il cadavere del fratellino di Mufasa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8221; il Camerun \u00e8 un posto strano&#8221; aggiunse Joris dopo un attimo di pausa, &#8221; l\u00ec i concetti di vero o falso sono una pura illusione, e la magia\u2026beh,\u2026 chi ci crede non pu\u00f2 allora stupirsi di quel che sto per raccontare\u2026 Scoprii presto che l\u2019origine dei mali della famiglia di Mufasa \u00e8 una donna, la vecchia strega del villaggio, che vedendo ripetutamente negata da parte della vecchia madre di Mufasa la sua richiesta di acquistare il terreno della famiglia, le aveva predetto mesi addietro la morte del pi\u00f9 piccolo dei suoi figli. La strega torn\u00f2 ancora quella mattina ma Nakibuka, la vecchia madre, si rifiut\u00f2 di vendere il terreno &#8220;Dove andremo tutti noi!!!&#8221; ricordo che diceva tra i singhiozzi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Improvvisamente nel pomeriggio trovammo il pi\u00f9 grande dei topi morto in cucina. Lo sgomento prese Mufasa che cercando di capire il significato arcano che si nascondeva dietro i topi, aveva finito per identificare i suoi fratelli con quegli orrendi animali e se stesso, il maggiore, precisamente con la carcassa morta che ora giaceva sul pavimento della cucina. Bench\u00e9 avesse preso tutte le precauzioni per la sua incolumit\u00e0, non aveva previsto di essere morso da un serpente mentre tornava a casa dopo una lunga giornata di lavoro, tre giorni dopo . Riusc\u00ec a percorrere il tratto che lo separava dalla propria casa ormai in preda al delirio di morte e si spense dopo una lunga agonia sul pavimento della cucina.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nakibuka ha venduto il terreno il giorno seguente, senza la minima esitazione. Io sono tornato perch\u00e9 non sapevo dove alloggiare.&#8221; Detto ci\u00f2, lo sposo si sedette accanto alla sposa inorridita e furente, con la consueta imperturbabile calma con la quale riesce abilmente a celare il piacere sottile che prova ogni volta nel beffare sarcasticamente le persone per le quali non prova alcuna stima.<\/p>\n<p>Come \u00e8 raro che accada, quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava la chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4>Irene Galluccio 2E \u2013 6\u00b0 classificato IL BANCHETTO<\/h4>\n<p>Quando finalmente si \u00e8 estinta in tavola la quarta portata e gli invitati hanno finito di dar fondo all\u2019ennesima bottiglia di vino, il testimone, amico fraterno dello sposo, si \u00e8 deciso ad alzare il calice ricolmo del Riesling leggermente frizzante che ha accompagnato la tagliata di verdure con scamorza grigliata: &#8220;Dunque, \u00e8 stata una bellissima cerimonia; per non parlare poi dell\u2019antipasto di granchi e polpo: avrebbe fatto risuscitare un morto. Le linguine al pesto alla contadina sembravano proprio quelle della nonna; il filetto al pepe, non di meno, si sposava magnificamente con quella bonarda d\u2019annata. Comunque, la nostra sposina \u00e8 bellissima, e complimenti allo chef!&#8221; &#8211; applausi &#8211; &#8220;Adesso tuttavia vorrei presentare, per chi non lo conoscesse, lo sposo&#8221; &#8211; risate &#8211; &#8220;che ha qualcosa da dire: aspettatevi le solite melensaggini nei confronti della nuova moglie e di voi tutti; di certo vi ringrazier\u00e0, eccome!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Per una volta ti sbagli, mio caro;&#8221; ha detto lo sposo sorridendo da dietro gli occhiali alla Indiana Jones, &#8220;come sapete, il mio lavoro mi porta spesso lontano dall\u2019Italia, ma credo che pochi di voi, esclusa mia moglie, mi abbiano mai sentito raccontare qualcosa dei miei viaggi, Quest\u2019oggi per\u00f2 vorrei fare un\u2019eccezione, vorrei parlarvi dell\u2019Africa.&#8221; \u2013applausi sfrenati; il testimone, che come si era gi\u00e0 potuto notare ha alzato un po\u2019 troppo il gomito, \u00e8 caduto dalla sedia per la soddisfazione- &#8220;Ebbene, l\u2019anno scorso ero in Congo con il gruppo di antropologia dell\u2019universit\u00e0, stavamo seguendo una trib\u00f9 Masai per imparare qualcosa sui cicli e sugli spostamenti di caccia \u2013con il loro permesso naturalmente!-; ci muovevamo, sapete, con tutto il solito fracasso tipico di noi occidentali: squadre di jeeps, roulottes, troupe di ripresa, avevamo perfino le docce. Ad un certo punto comunque io, due miei colleghi e un operatore ci siamo staccato dagli altri per fare un\u2019esplorazione un po\u2019 pi\u00f9 all\u2019interno: volevamo visitare un villaggetto sperduto, l\u2019appuntamento era dopo tre giorni.&#8221;<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo verbo, &#8220;era&#8221;, ha innervosito un po\u2019 gli invitati che per la maggior parte stavano ascoltando rapiti il racconto; lo sposo ha ammiccato alla moglie notando la reazione del suo pubblico. &#8220;Immaginatevi la scena: &#8221; ha continuato &#8220;quando arriviamo, ad accoglierci c\u2019\u00e8 uno stupendo cielo blu, l\u2019aria calda muove leggermente l\u2019erba alta della savana arsa dal sole di mezzogiorno, un rigagnolo cristallino serpeggia tra gli arbusti \u2013non \u00e8 una zona particolarmente secca-, capanne di fango e di paglia e \u2026&#8221; \u2013i convitati trattengono il fiato- &#8220;un silenzio di tomba. E\u2019 assurdo, pensiamo, non c\u2019\u00e8 nessuno. Ovviamente non \u00e8 cos\u00ec: da dietro una tenda spunta il viso segnato e sorridente della nostra sdentata, vecchia guida del villaggio, che ci invita a mangiare da lui: l\u2019ospitalit\u00e0 \u00e8 sacra, non rifiutiamo. Dentro, la luce \u00e8 poca e l\u2019aria soffocante. Il padrone di casa, tutto orgoglioso, ci presenta le portate che ha preparato i previsione del nostro arrivo: cavallette fresche, o per meglio dire, vive;&#8221; &#8211; il pubblico rabbrividisce &#8211; &#8220;uova di serpente cotte alla piastra &#8211; sulla pietra rovente intendo; per finire qualcosa che sembra pollo &#8211; in realt\u00e0 \u00e8 topo -, il tutto accompagnato da latte di vacca, che ci avevano raccomandato di bollire. La tentazione di andarcene \u00e8 forte, tuttavia per non offenderlo trangugiamo il cibo che uscendo a turno vomiteremo in un cespuglio.&#8221; &#8211; questa volta il ribrezzo degli invitati \u00e8 palese &#8211; &#8220;quando tocca a me, esco a fare due passi per il villaggio deserto; ad un tratto sento dei gemiti, mi avvicino e scopro che \u00e8 un bambino sui quattro anni che piange. Lo prendo in braccio, gli faccio il solletico e lui ride; e cos\u00ec incominciamo a giocare: io lo prendo, lui mi prende, ci rincorriamo per la strada assolata. Dopo poco per\u00f2, esce il mio ospite dalla capanna e mi dice di non far correre il bambino, Perch\u00e9? Glielo domando e lui risponde che in questo modo gli faccio venire ancora pi\u00f9 fame.&#8221;<\/p>\n<p>Pausa di silenzio, &#8220;E allora capisco: il villaggio \u00e8 deserto perch\u00e9 la gente \u00e8 tutta a casa immobile per evitare di fare del movimento che accresca la fame dell\u2019ora di pranzo.&#8221; Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un grande silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4>Martina Giuliano 5 C \u2013 7\u00b0 classificata LA COLLANA DI PERLE<\/h4>\n<p>&#8220;Un anno fa mi ero recato come missionario con un gruppo di amici a Kiffa, un paesino sperduto dell\u2019Africa. Un giorno, stanco dopo una lunga camminata, mi ero separato dagli altri e avevo raggiunto un caff\u00e8 del posto. Seduto su un alto sgabello di legno, osservavo con attenzione un uomo che si era adagiato sul sedile accanto me. Era un signore distinto, magro, carnagione pallida, occhi neri infossati, cupi e una ruga che, come l\u2019aratro nei campi, scavava un profondo solco sulla sua fronte. Segni d\u2019inquietudine e tormento.<\/p>\n<p>Si present\u00f2 formalmente, il suo nome era Matteo. Aveva il desiderio di parlarne con qualcuno, voleva togliersi quel peso, mi fiss\u00f2 intensamente e poi incominci\u00f2:<\/p>\n<p>\u2018Cinque mesi fa, a Milano era una giornata tipicamente autunnale, leggevo il giornale. Cecilia, mia moglie, guard\u00f2 l\u2019orologio: erano le 15. Un sorriso improvviso si stemper\u00f2 sull\u2019ovale perfetto del suo viso e uno strano luccichio balen\u00f2 nei grandi occhi nocciola orlate da lunghe ciglia ricurve.<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 di dissimulare quell\u2019entusiasmo chinandosi per sistemare la composizione di fiori secchi dal profumo di lavanda, poggiata sul tavolino di cristallo. Si diresse verso la camera da letto; indoss\u00f2 la collana di perle a due fili, si pettin\u00f2 i morbidi capelli corvini e tratteggi\u00f2 le labbra sottili di tenue rosa carne. Mi annunci\u00f2 che sarebbe uscita. M\u2019irrigidii di colpo, una tensione mi invase, frenai a stento l\u2019impulso di trattenerla e la salutai con un sorriso forzato.<\/p>\n<p>Per due settimane ero stato costretto in casa da una polmonite e non avevo potuto recarmi al lavoro nel mio studio dentistico. Avevo notato che mia moglie usciva di casa ad una cert\u2019ora del pomeriggio, senza mai dimenticarsi d\u2019indossare quella collana e curando il suo aspetto in un modo che a me appariva eccessivo. Avevo provato ad interrogarla ma avevo ricevuto soltanto risposte vaghe. L\u2019angoscia mi aveva tormentato, poi un pensiero si era delineato nella mia mente pi\u00f9 nitido\u2026un amante, forse aveva un amante. L\u2019idea mi aveva attanagliato, tanto che appena mi ero sentito meglio, l\u2019avevo seguita. Si recava in una casa d\u2019epoca al numero 7 di via Chiossetto, un portone di legno intarsiato. Avevo individuato anche la posizione del citofono: Rigamonti era il suo cognome.<\/p>\n<p>Quel giorno, appena lei usc\u00ec, tirai fuori dalla tasca il frammento sgualcito del biglietto che avevo trovato la sera prima sotto il sedile dell\u2019auto, nel raccogliere l\u2019accendino caduto. Rilessi le parole con voce tremante &#8211; \u2026grazie per la felicit\u00e0 che mi dai. Ti amo. Cecilia &#8211; Mancava la prima parte.<\/p>\n<p>Tirai una boccata alla sigaretta e il filo di fumo biancastro avvolse con una spirale la scrivania di mogano, ricoperta di carte. Tirai la manopola. Afferrai la pistola, che detenevo con un regolare porto d\u2019armi. Presi il soprabito antracite poggiato sul divano in pelle nera, lo indossai e nascosi l\u2019arma nella tasca interna. Il mio corpo esile si muoveva meccanicamente, trasportato dalla corrente impetuosa della furia che si era impadronita di me. Arrivai al numero 7. Il portone era aperto. Il custode sbuc\u00f2. Omino piccolo, capelli biondi ispidi, occhi grigio spenti, andamento pigro.<\/p>\n<p>-Il signor Rigamonti mi aspetta&#8230; a che piano..?<\/p>\n<p>-2\u00b0 piano&#8230;ma..?<\/p>\n<p>Senza dargli il tempo di domandare mi precipitai per le scale a chiocciola in marmo.<\/p>\n<p>Il campanello emise un suono secco, nelle mie orecchie echeggi\u00f2 come un urlo.<\/p>\n<p>Un uscio di legno lucido si spalanc\u00f2. Stetti sulla soglia. Comparve l\u2019uomo. Allampanato, ossuto, con un naso pronunciato sormontato da baffi un po\u2019 ingialliti, Aveva mani affusolate, macchiate di colore.<\/p>\n<p>Notai la giacca del tailleur di mia moglie appesa ad una parete affrescata. Un movimento fulmineo. Senza che potesse proferir parola. Un colpo secco che si riprodusse in me all\u2019infinito. Era a terra. Morto. Entrai nella casa, dall\u2019ampia vetrata filtrava un sole pallido. Vidi un cavalletto con una tela rettangolare posata sopra. Era visibile il retro, con una dedica:<\/p>\n<p>-Matteo, per i nostri dieci anni di matrimonio, grazie per la felicit\u00e0 che mi dai. Ti amo. Cecilia.-<\/p>\n<p>Uno specchio dalla cornice argentea rifletteva il dipinto: era il ritratto di una donna, dai morbidi capelli corvini, con le labbra tratteggiate di rosa tenue e con un collana di perle a due fili.<\/p>\n<p>Prima ancora di vedere mia moglie, scappai rabbrividendo.<\/p>\n<p>Sperai non mi trovassero mai pi\u00f9. Volevo sparire.<\/p>\n<p>Maledissi la folle gelosia che mi aveva impedito di riflettere. Presi un aereo e venni qui. Nessuno per ora mi ha mai cercato. Ma il silenzio \u00e8 ancora pi\u00f9 doloroso.\u2019<\/p>\n<p>Il suo viso, pi\u00f9 disteso, il mio contratto e sfinito. Avrei voluto fargli domande ma non sarebbe servito a nulla. Il passato \u00e8 incancellabile.&#8221;<\/p>\n<p>Quando lo sposo ha finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4 align=\"JUSTIFY\">Cecilia Ferrari 1B \u2013 8\u00b0 classificata QUALE UOMO?<\/h4>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0Un passo dopo l\u2019altro, corri e non pensare a niente. Era sempre stato cos\u00ec, c\u2019ero sempre riuscito: io, la strada e nient\u2019altro, il rumore dei miei passi sull\u2019asfalto, il battito del mio cuore. Quel giorno per\u00f2 non era cos\u00ec, sentivo di non riuscire a trovare la giusta concentrazione. Ovunque il giudizio degli altri mi perseguitava, volevo essere idolatratato da tutti, pensavo che questo fosse l\u2019unico modo per emergere nella vita.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mi fermai di botto ansimando e mi trovai di fronte a un negozio di scarpe. &#8220;Sei un vigliacco&#8221;, sembr\u00f2 rispondermi la mia immagine riflessa sulla vetrina.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tornai a casa e mi buttai sul letto senza nemmeno accendere le luci; gli occhi fissi sul soffitto. Avevo sempre fatto di tutto perch\u00e9 gli altri mi credessero una persona eccezionale, senza mai curarmi minimamente di prendermi gioco delle persone, anche di quelle che pi\u00f9 si fidavano di me. Non pensavo per\u00f2 che sarei mai arrivato a tanto. Per la prima volta nella mia vita provavo cosa volesse dire essere tormentato dai rimorsi. Nessuno mi conosceva davvero, tutti conoscevano l\u2019immagine che davo di me, ed era del tutto diversa dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il giorno prima mi ero sposato con una donna che pensava di essere fortunata ad avere a fianco un uomo stupendo come me. Non so se sia stato davvero il troppo alcool, forse semplicemente una mancata fiducia in me stesso. Fatto sta che quando, durante il banchetto, tutti mi chiesero di pronunciare un discorso, fissai a lungo ogni singolo volto degli invitati.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8220;Stupiscici, fatti amare&#8221;, sembrava pensare ognuno di loro.<\/p>\n<p>Tirai fuori tutta la mia fantasia e cominciai a raccontare una marea di assurdit\u00e0 sul fatto che nessuno di loro lo sapeva, ma io a soli diciassette anni, un giorno ero scappato di casa (&#8220;OHHHH! DAVVERO?&#8221;) per andare in Africa a conoscere la realt\u00e0 di un popolo meno fortunato di me (&#8220;Sembra incredibile! Ale, perch\u00e9 non ce l\u2019hai mai raccontato?&#8221;). Rubai i soldi ai miei genitori e riuscii a partire, dissi. Non so proprio da dove mi vennero fuori tutte quelle bugie in una volta sola, perch\u00e9 poi, spiegato come giunsi a Ouagadugu, capitale del Burkina Faso, per un\u2019ora raccontai di come avevo vissuto a contatto con un villaggio di persone povere e primitive, a cui diedi tutti i soldi che avevo, lasciando da parte solo quelli per il viaggio di ritorno. Quando, dopo un mese dalla partenza, tornai a casa, raccontai ai miei genitori infuriati e preoccupati, che ero stato un mese dal mio amico Giuseppe a Torino.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tutti estasiati.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora tutti mi adoravano, ed era questo che contava, no? I miei genitori erano morti da tempo e da quando me ne ero andato da Milano avevo perso i contatti con ogni persona che conoscevo l\u00ec. Nessuno avrebbe potuto testimoniare contro di me, ed era quello che contava.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mia moglie a bocca aperta mi abbracci\u00f2 e tutti gli invitati, tra lo stupito e l\u2019estasiato, stettero zitti a lungo. Quando Giovanni la mattina seguente mi chiese come mai non l\u2019avevo raccontato prima, mi inventai la prima scusa che mi venne in mente in quel momento. Non ero riuscito a dire la verit\u00e0 neanche al mio migliore amico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il pomeriggio seguente capii che per una vita non ero mai stato nessuno, non avevo mai trovato la forza di credere in me stesso o in un piccolo sogno. Decisi che dovevo urlare la verit\u00e0 al mondo intero, se volevo vivere davvero.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8220;Eccomi qua&#8221;, pensavo, &#8220;un distinto quarantenne appena sposato, impegnato in una decomposizione avanzata sul letto di casa sua, pronto ad informare sua moglie che ha sposato l\u2019uomo sbagliato e che suo marito \u00e8 un bugiardo. Un bugiardo che lei non conosce minimamente in verit\u00e0&#8221;. Quando mia moglie sarebbe tornata a casa le avrei parlato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Avevo sentito di persone che per una depressione si erano buttate gi\u00f9 dalla finestra. Non doveva essere una cattiva idea, se avesse contribuito a farmi stare meglio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da bambino mi avevano fatto un sacco di discorsi sul fatto che, quando muori, in cielo c\u2019\u00e8 il Pezzo Grosso che tanto poi ti perdona. Tra parentesi, chiss\u00e0 perch\u00e9, mi chiedevo, se Dio esiste permette che un uomo si riduca a vivere cos\u00ec.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Avevo bisogno di muovermi nell\u2019attesa di mia moglie.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mi trascinai fuori da casa. Nel mio paesino di duemila abitanti non si parlava che del mio matrimonio. Camminando per strada sentii un signore che non conoscevo parlare di me. Interrogato da un amico, diceva:&#8221;E poi, quando lo sposo a finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un gran silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di rivelare cosa gli era successo in Africa; il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti&#8221;.<\/p>\n<h4>Matteo Mazzucchi \u2013 3 A \u2013 9\u00b0 classificato NEL CALDO VENTRE DELLE PIRAMIDI<\/h4>\n<p>&#8220;La notte era scesa calma e solenne. Le ultime luci rossastre del tramonto erano scomparse dietro le dune del deserto e i suoni della vicina citt\u00e0 del Cairo si erano affievoliti con l\u2019avvento dell\u2019oscurit\u00e0. Era una sera di Gennaio del 1912, se non vado errato.&#8221; Cos\u00ec aveva cominciato a parlare John Falstaff, interrompendo in questo modo il turpiloquio che lo aveva accompagnato dai tempi del suo viaggio in Africa fino al sacro momento del matrimonio con la bella Lola dai capelli rossi. Molto si era ipotizzato su cosa fosse successo a John in Egitto, cosa avesse potuto trasformare un ragazzo timido e riservato che aveva lasciato l\u2019Inghilterra poco dopo la laurea per sovrintendere alla costruzione di un ponte in un giovane spavaldo che nel giro di poco tempo era riuscito a convolare a nozze con la donna da lungo tempo sognata e a fare una veloce carriera politica nel piccolo paese di Shrewesbury. Era come se in lui fosse scattata una molla, che aveva liberato in un solo istante tutte le sue capacit\u00e0 recondite, quasi istintuali. Ma lui fino a quel momento non aveva mai voluto raccontare cosa avesse provocato il suo cambiamento. Ora invece era decusiso a sbottonarsi. Cos\u00ec parl\u00f2: &#8220;Il gelido Orione mi stava guardando dall&#8217;alto, Betelgeuse e Bellatrix, come braci infuocate, scrutavano nella mia anima, che in quel momento pesava ben pi\u00f9 dei 21 grammi canonici. Le Piramidi mi incutevano un terrore misto a rispetto, coi loro 5000 anni di vita, ma non erano nulla rispetto all&#8217;eternit\u00e0 che aveva preceduto la loro crazione e all&#8217;altra eternit\u00e0 che sarebbe seguita alla loro distruzione. La paura del vuoto mi assal\u00ec con la forza di un puma. Siamo solo polvere gettata a caso nell&#8217;infinit\u00e0 del tempo e dello spazio&#8221;. Nemmeno l&#8217;immagine della bella Lola, a cui in momenti come questo tendevo ad aggrapparmi, serv\u00ec a qualcosa. Caddi, caddi, la mia mente non pareva pi\u00f9 ragionare. Come in un sogno estrassi la pistola che tenevo con me per difendermi dai predoni e la puntai alla tempia. Stavo per fare fuoco quando all\u2019improvviso vidi qualcuno muoversi nell\u2019oscurit\u00e0. Come svegliatomi da un incubo rimisi ancora tremante la pistola nella fondina e cominciai a seguire quel misterioso uomo dalla barba folta e bianca e dal vestito Dervisci che si muoveva nell\u2019oscurit\u00e0 con aria circospetta. Lo seguii, tra la polvere del deserto, nei cunicoli non ancora scoperti della Grande Piramide in cui era penetrato e nelle viscere umide e soffocanti della madre terra. All\u2019improvviso il mio cuore parve fermarsi. Un\u2019immensa grotta, illuminata quasi a giorno da centinaia di fiaccole, si stagliava di fronte a me. Il Dervisci, con aria solenne e maestosa, si era intanto messo su di un piccolo cumulo di terra ed aveva emesso dalla bocca una lunga frase in una lingua misteriosa, sicuramente non araba. In pochi istanti, da mille cumuli oscuri che davano nella grotta, erano apparse centinaia di creature barcollanti, coperte di bende e cosparse di resine profumate. Uomini immensi, bambini, donne e persino animali morti da innumerevoli millenni barcollavano nella sala, come richiamati per un oscuro rito. Era il Kah, una delle tre parti in cui era divisa 1\u2019anima per gli egizi, quella che rimaneva nel corpo anche dopo la sua morte e che permette tuttora alla polvere di mummia di restituire la salute agli ammalati, che li animava e che gli permetteva di restare come vivi, come oscure caricature di quelle che erano un tempo. Venni preso da una strana agitazione, ecco cosa succede quando un\u2019intera civilt\u00e0 basa la propria cultura sulla morte! Barcollai, inciampai e caddi dallo sperone di roccia su cui mi trovavo, facendo un volo di oltre 100 metri.&#8221;<\/p>\n<p>A questo punto Falstaff si ferm\u00f2 un istante, stacc\u00f2 un pezzo di carne dalla coscia di pollo che aveva nel piatto e se la mise avidamente in bocca, sorridendo in un modo che riusc\u00ec a sconcertare non pochi ascoltatori. Quindi riprese a parlare: &#8220;A questo punto l\u2019oscurit\u00e0 regnava sovrana nella mia mente. Poi mi sembr\u00f2 di vedere un\u2019immensa pianura, brulla e spoglia di alberi. Mi sembrava di avere freddo, molto freddo. Creature mostruose, dalla carne rossa e dai capelli di fuoco, simili ai demoni dell\u2019iconografia Tibetana, si dibattevano nell\u2019orizzonte. Vidi una grotta in lontananza, piccola, calda, oscura. Corsi verso di lei e mi rintanai al suo interno. A quel punto respirai un attimo di pace e mi sembr\u00f2 che il mio Io si dissolvesse nel nulla. O, per meglio dire, cos\u00ec deve essere sembrato alla mia anima dopo la sua fuoriuscita dal corpo. Perch\u00e9 dopo il volo di 100 metri sono morto, e dentro al mio corpo \u00e8 rimasto solo il Kah per animarlo. Quanto alla mia anima, ebbe troppa fretta di trovare un rifugio e, senza saperlo si \u00e8 reincarnata nel pollo che proprio in questo momento stiamo mangiando&#8221;.<\/p>\n<p>Quando lo sposo ebbe finito di raccontare la sua storia al banchetto di nozze, nessuno sapeva cosa dire e c\u2019\u00e8 stato un grande silenzio. Il giorno dopo un amico gli ha chiesto perch\u00e9 avesse aspettato tanto tempo prima di raccontare cosa gli era successo in Africa. Il raccontatore ha risposto che lui non sopportava le chiacchiere ai banchetti di nozze, e riservandosi quella storia per l\u2019occasione era sicuro che avrebbe tappato la bocca a tutti.<\/p>\n<h4>Gaia Formenti \u2013 3 A &#8211; 10\u00b0 classificata LA DANZA DI BUJORA<\/h4>\n<p>Il villaggio, due o tre paletti conficcati nel terreno, era muto e polveroso, gli abitanti si preparavano per la danza sacra della sera&#8221; lo sposo ha iniziato a raccontare, gli invitati si sono stretti attorno tendendo le orecchie &#8220;I bambini ruzzavano nella sabbia rossa, un vecchio grinzoso e ingobbito girava suonando un flauto d\u2019osso, ricoperto di piume e amuleti sembrava lo scheletro di un avvoltoio animatosi per incanto.<\/p>\n<p>Nella piazza del villaggio un ragazzo cantava e ai suoi piedi un serpente si agitava in una danza convulsa, disegnando forme geometriche nell\u2019aria. Aspettai la sera, ero l\u2019unico straniero che avrebbe assistito al rito.<\/p>\n<p>I giovani del villaggio si sistemarono sul lato destro della piazza, i bambini al centro, le ragazze a sinistra. L\u2019orchestra dei vecchi si dispose sul fondo, attorno al fuoco, lucente di corni d\u2019osso e corde di budello, pronti a suonare.<\/p>\n<p>Il vecchio sciamano pass\u00f2 tra i giovani e tra i bambini e bisbigli\u00f2 loro qualcosa nell\u2019orecchio, questi vibravano come fili elettrici scoperti, ed iniziavano uno ad uno la danza appena le parole dello stregone venivano udite sull\u2019orlo dell\u2019orecchi. I bambini, elettrificati dalle parole segrete, si agitavano a ritmo di musica come code di lucertola mozzate e guizzanti, le donne agitavano i capelli come alghe vive improvvisamente.<\/p>\n<p>La danza era un crescendo, i corpi dei giovani masai si intrecciavano formando le figure della natura, mimando gli alberi della steppa, raccogliendo al petto le braccia per disegnare col corpo i nodi del tronco e la ruvidit\u00e0 delle radici che catturavano lineamenti di mani e piedi.<\/p>\n<p>Lo sciamano si dispose al centro del cerchio ed ordin\u00f2 il silenzio. Solo il vecchio travestito da avvoltoio sfiorava con le dita la tesa del tamburo, ma il suono quasi si confondeva col vento notturno.<\/p>\n<p>Lo stregone si tolse la maschera rivelando un volto profondamente segnato e stanco.<\/p>\n<p>Si tolse i sandali, immerse le dita dei piedi nella polvere, e, lentamente, come se fosse pellicola di carta, si sguain\u00f2 la gamba come fosse una spada, tirando su la pelle delicatamente come un nastro, lembo su lembo, scoprendo la superficie di ebano delle ossa che erano rami levigati.<\/p>\n<p>Quando fin\u00ec di spogliarsi della propria pelle rivel\u00f2 un\u2019esile scultura di osso d\u2019ebano, nero come la notte e filiforme come un burattino. Anche il teschio era di legno lucido e nero, con le cavit\u00e0 degli occhi come fori di cannoni.<\/p>\n<p>Da destra le donne tirarono con fili invisibili le sue braccia, da sinistra gli uomini animarono il legno delle gambe. Il burattino si mosse in una danza intorno al fuoco tirato e mosso dai fili degli abitanti del villaggio. La musica si fece pi\u00f9 travolgente e i giovani d\u2019un tratto sguainarono anch\u2019essi gambe e piedi, rivelando altrettanti scheletri di legno d\u2019ebano. Col procedere della notte il coro dei vecchi si attut\u00ec, i giovani si ripresero i loro involucri e li infilarono, pigiandosi la pelle nei punti dove il legno si incavava di pi\u00f9 per farla aderire meglio, come una muta.<\/p>\n<p>L\u2019involucro del vecchio sciamano fu invece appeso in cima ad un albero, come un lenzuolo ad asciugare, e i giovani tornarono nelle proprie case a testa bassa.<\/p>\n<p>Quella notte fu una notte di pianto nel villaggio, e stordito dai pianti delle donne, capii di aver assistito ad un funerale, e sentii sotto di me la terra arida del villaggio imbevuta di pianto.<\/p>\n<p>La mattina dopo lasciai il villaggio di Bujora per ritornare in Europa, ma mi allontanai lentamente come se qualcosa mi trattenesse ancora.<\/p>\n<p>Sul sentiero che portava alla citt\u00e0 vicina vidi due giovani masai che dipingevano con terre rosse la superficie di una strana stoffa.<\/p>\n<p>Finito il quadro il giovani appesero la carta velina sul tronco di un albero e si riposarono.<\/p>\n<p>Poi uni dei due masai colloc\u00f2 la carta dipinta sull\u2019intaglio di un tronco d\u2019agave, e cuc\u00ec la pelle tesa al cerchio del tronco. Prese a suonare con colpi decisi il tamburo, e suon\u00f2 la pelle effigiata d\u2019imprese del vecchio sciamano del villaggio accompagnando il mio ritorno sino a quando no ne udii pi\u00f9 il suono&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla pagina &#8220;<a href=\"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/didattica-liceo-manzoni\/attivita-integrative-didattica\/progetti-letteratura-storia\/concorso-prosa-viva\">Concorso Prosa Viva<\/a>&#8221;\u00a0viene presentata\u00a0l\u2019iniziativa e sono elencate le principali edizioni del concorsoi dal 2003 fino ad oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Concorso Prosa\u00a0Viva Concorso di scrittura per le classi prime, seconde, terze liceo e per le classi quinte ginnasio 4a edizione &#8211; 2004 Gli insegnanti di italiano del liceo organizzano un concorso tra tutti gli studenti delle classi del liceo e delle quinte ginnasio, finalizzato alla\u00a0redazione di un racconto su explicit\u2026<\/p>\n<p> <a class=\"continue-reading-link\" href=\"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/iniziative-progetti-liceo-manzoni\/progetti-letteratura-storia\/concorso-prosa-viva\/concorso-prosa-viva-2004\/\"><span>Continue reading<\/span><i class=\"crycon-right-dir\"><\/i><\/a> <\/p>\n","protected":false},"author":142,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[263],"tags":[259,266,267,262,265,264],"class_list":["post-4126","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-concorso-prosa-viva","tag-attivita-integrative","tag-concorso-prosa","tag-concorso-scrittura","tag-didattica","tag-prosa-viva","tag-scrittura-creativa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/users\/142"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4126"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4126\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4127,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4126\/revisions\/4127"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}