{"id":4156,"date":"2006-03-15T19:23:14","date_gmt":"2006-03-15T18:23:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liceoclassicomanzoni.gov.it\/?p=4156"},"modified":"2015-06-24T19:25:14","modified_gmt":"2015-06-24T17:25:14","slug":"musica-letteratura-giorno-memoria-2006","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/iniziative-progetti-liceo-manzoni\/progetti-letteratura-storia\/archivio-memoria\/musica-letteratura-giorno-memoria-2006\/","title":{"rendered":"Musica e letteratura per il Giorno della Memoria 2006"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Musica e letteratura per il Giorno della Memoria<\/h3>\n<p>27 GENNAIO 2006<\/p>\n<p>Quello che presentiamo \u00e8 un percorso di stati d\u2019animo e di riflessioni che parte con Montale da un momento precedente all\u2019inizio della persecuzione antiebraica e si conclude, con Primo Levi, con il dramma dei sopravvissuti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se pure in <em>Dora Markus<\/em> viene adombrata la figura di Gerti, una giovane donna ebrea che sarebbe stata vittima della Shoah in un momento successivo, la poesia rappresenta la condizione esistenziale di chi, tra indifferenza e rassegnazione, assiste al diffondersi del \u201cveleno\u201d del nazismo; i brani di Primo Levi, di Paul Celan, di Jean Am\u00e9ry\u00a0 raccontano l\u2019angoscia e l\u2019orrore dei Lager, l\u2019umiliazione dell\u2019intellettuale ferito nella sua dimensione umana, ma anche la reazione dello spirito resa possibile dalla cultura, e dalla poesia soprattutto; mentre le parole di Etty Hillesum sono il controcanto che d\u00e0 voce alla resistenza al male attraverso l\u2019ostinato amore per la vita.<\/p>\n<p>Infine,\u00a0 la testimonianza di Primo Levi sulla \u201cvergogna\u201d dei superstiti ci ricorda che il \u201cveleno di Auschwitz\u201d non ha cessato la sua opera di devastazione con la fine della seconda guerra mondiale. Anche questo \u00e8 il senso del \u201cGiorno della Memoria\u201d: non solo il ricordo del passato e di chi ne \u00e8 rimasto vittima, ma anche un impegno a non abbassare la guardia, perch\u00e8, come ammonisce Levi,<\/p>\n<p><em>\u201cE\u2019 avvenuto, quindi pu\u00f2 accadere di nuovo; questo \u00e8 il nocciolo di quanto abbiamo da dire.\u201d<\/em><\/p>\n<p>EUGENIO MONTALE<\/p>\n<p><strong>DORA MARKUS<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>[da <em>Le Occasioni<\/em> , 1939]<\/p>\n<p>1<\/p>\n<p>Fu dove il ponte di legno<\/p>\n<p>mette a Porto Corsini sul mare alto<\/p>\n<p>e rari uomini, quasi immoti, affondano<\/p>\n<p>o salpano le reti. Con un segno<\/p>\n<p>della mano additavi all&#8217;altra sponda<\/p>\n<p>invisibile la tua patria vera.<\/p>\n<p>Poi seguimmo il canale fino alla darsena<\/p>\n<p>della citt\u00e0, lucida di fuliggine,<\/p>\n<p>nella bassura dove s&#8217;affondava<\/p>\n<p>una primavera inerte, senza memoria.<\/p>\n<p>E qui dove un&#8217;antica vita<\/p>\n<p>si screzia in una dolce<\/p>\n<p>ansiet\u00e0 d&#8217;Oriente,<\/p>\n<p>le tue parole iridavano come le scaglie<\/p>\n<p>della triglia moribonda.<\/p>\n<p>La tua irrequietudine mi fa pensare<\/p>\n<p>agli uccelli di passo che urtano ai fari<\/p>\n<p>nelle sere tempestose:<\/p>\n<p>\u00e8 una tempesta anche la tua dolcezza,<\/p>\n<p>turbina e non appare,<\/p>\n<p>e i suoi riposi sono anche pi\u00f9 rari.<\/p>\n<p>Non so come stremata tu resisti<\/p>\n<p>in questo lago<\/p>\n<p>d&#8217;indifferenza ch&#8217;\u00e8 il tuo cuore; forse<\/p>\n<p>ti salva un amuleto che tu tieni<\/p>\n<p>vicino alla matita delle labbra,<\/p>\n<p>al piumino, alla lima: un topo bianco,<\/p>\n<p>d&#8217;avorio; e cos\u00ec esisti!<\/p>\n<p>2<\/p>\n<p>Ormai nella tua Carinzia<\/p>\n<p>di mirti fioriti e di stagni,<\/p>\n<p>china sul bordo sorvegli<\/p>\n<p>1a carpa che timida abbocca<\/p>\n<p>o segui sui tigli, tra gl&#8217;irti<\/p>\n<p>pinnacoli le accensioni<\/p>\n<p>del vespro e nell&#8217; acque un avvampo<\/p>\n<p>di tende da scali e pensioni.<\/p>\n<p>La sera che si protende<\/p>\n<p>sull&#8217;umida conca non porta<\/p>\n<p>col palpito dei motori<\/p>\n<p>che gemiti d&#8217;oche e un interno<\/p>\n<p>di nivee maioliche dice<\/p>\n<p>allo specchio annerito che ti vide<\/p>\n<p>diversa una storia di errori<\/p>\n<p>imperturbati e la incide<\/p>\n<p>dove la spugna non giunge.<\/p>\n<p>La tua leggenda, Dora!<\/p>\n<p>ma \u00e8 scritta gi\u00e0 in quegli sguardi<\/p>\n<p>di uomini che hanno fedine<\/p>\n<p>altere e deboli in grandi<\/p>\n<p>ritratti d\u2019oro e ritorna<\/p>\n<p>ad ogni accordo che esprime<\/p>\n<p>l\u2019armonica guasta nell\u2019ora<\/p>\n<p>che abbuia, sempre pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>E\u2019 scritta l\u00e0. Il sempreverde<\/p>\n<p>alloro per la cucina<\/p>\n<p>resiste, la voce non muta,<\/p>\n<p>Ravenna \u00e8 lontana, distilla<\/p>\n<p>veleno una fede feroce.<\/p>\n<p>Che vuole da te? Non si cede<\/p>\n<p>voce, leggenda o destino&#8230;<\/p>\n<p>Ma \u00e8 tardi, sempre pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>PRIMO LEVI<\/p>\n<p><strong>IL CANTO DI ULISSE<\/strong><\/p>\n<p>[da <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> , 1958]<\/p>\n<p>Eravamo sei a raschiare e pulire l&#8217;interno di una cisterna interrata; la luce del giorno ci giungeva soltanto attraverso il piccolo portello d\u2019ingresso. Era un lavoro di lusso, perch\u00e9 nessuno ci controllava; per\u00f2 faceva freddo e umido. La polvere di ruggine ci bruciava sotto le palpebre e ci impastava la gola e la bocca con un sapore quasi di sangue. Oscill\u00f2 la scaletta di corda che pendeva dal portello: qualcuno veniva. Deutsch spense la sigaretta, Goldner svegli\u00f2 Sivadjan; tutti ci rimettemmo a raschiare vigorosamente la parete sonora di lamiera.<\/p>\n<p>Non era il Vorarbeiter, era solo Jean, il Pikolo del nostro Kommando. Jean era uno studente alsaziano; bench\u00e9 avesse gi\u00e0 ventiquattr&#8217;anni, era il pi\u00f9 giovane H\u00e4ftling del Kommando Chimico.<\/p>\n<p>Era perci\u00f2 toccata a lui la carica di Pikolo, vale a dire di fattorino-scritturale, addetto alla pulizia della baracca, alle consegne degli attrezzi, alla lavatura delle gamelle, alla contabilit\u00e0 delle ore di<\/p>\n<p>lavoro del Kommando&#8230;<\/p>\n<p>Ora, Jean era un Pikolo eccezionale. Era scaltro e fisicamente robusto, e insieme mite e amichevole: pur conducendo con tenacia e coraggio la sua segreta lotta individuale contro il campo e contro la morte, non trascurava di mantenere rapporti umani coi compagni meno privilegiati; d&#8217;altra parte, era stato tanto abile e perseverante da affermarsi nella fiducia di Alex, il Kapo.<\/p>\n<p>Alex aveva mantenuto tutte le sue promesse. Si era dimostrato un bestione violento e infido, corazzato di solida e compatta ignoranza e stupidit\u00e0, eccezion fatta per il suo fiuto e la sua tecnica di aguzzino esperto e consumato. Non perdeva occasione di proclamarsi fiero del suo sangue puro e del suo triangolo verde, e ostentava un altero disprezzo per i suoi chimici cenciosi e affamati:<\/p>\n<p>-Ihr Doktoren! Ihr Intelligenten! -sghignazzava ogni giorno vedendoli accalcarsi colle gamelle tese alla distribuzione del rancio.<\/p>\n<p>Nei riguardi dei Meister civili era estremamente arrendevole e servile, e con le SS manteneva vincoli di cordiale amicizia.<\/p>\n<p>Era palesemente intimidito dal registro di Kommando e dal rapportino quotidiano delle prestazioni, e questa era stata la via che Pikolo aveva scelta per renderglisi necessario. Era stata un&#8217;opera lenta cauta e sottile, che l&#8217;intero Kommando aveva seguita per un mese a fiato sospeso; ma alla fine la difesa dell&#8217;istrice fu penetrata, e Pikolo confermato nella carica, con soddisfazione di tutti gli interessati.<\/p>\n<p>Per quanto Jean non abusasse della sua posizione, gi\u00e0 avevamo potuto constatare che una sua parola, detta nel tono giusto e al momento giusto, aveva grande potere; gi\u00e0 pi\u00f9 volte era valsa a salvare qualcuno di noi dalla frusta o dalla denunzia alle SS. Da una settimana eravamo amici: ci eravamo scoperti nella eccezionale occasione di un allarme aereo, ma poi, presi dal ritmo feroce del<\/p>\n<p>Lager, non avevamo potuto che salutarci di sfuggita, alle latrine, al lavatoio.<\/p>\n<p>Appeso con una mano alla scala oscillante, mi indic\u00f2:<\/p>\n<p>-Aujourd&#8217;hui c&#8217;est Primo qui viendra avec moi chercher la soupe.<\/p>\n<p>Fino al giorno prima era stato Stern, il transilvano strabico; ora questi era caduto in disgrazia per non so che storia di scope rubate in magazzino, e Pikolo era riuscito ad appoggiare la mia<\/p>\n<p>candidatura come aiuto nell&#8217;\u00abEssenholen\u00bb, nella corv\u00e9e quotidiana del rancio.<\/p>\n<p>Si arrampic\u00f2 fuori, ed io lo seguii, sbattendo le ciglia nello splendore del giorno. Faceva tiepido fuori, il sole sollevava dalla terra grassa un leggero odore di vernice e di catrame che mi ricordava una qualche spiaggia estiva della mia infanzia. Pikolo mi diede una delle due stanghe, e ci incamminammo sotto un chiaro cielo di giugno.<\/p>\n<p>Cominciavo a ringraziarlo, ma mi interruppe, non occorreva. Si vedevano i Carpazi coperti di neve. Respirai l&#8217;aria fresca, mi sentivo insolitamente leggero.<\/p>\n<p>-Tu es fou de marcher si vite. On a le temps, tu sais -.Il rancio si ritirava a un chilometro di distanza; bisognava poi ritornare con la marmitta di cinquanta chili infilata nelle stanghe. Era un lavoro abbastanza faticoso, per\u00f2 comportava una gradevole marcia di andata senza carico, e l&#8217;occasione sempre desiderabile di avvicinarsi alle cucine.<\/p>\n<p>Rallentammo il passo. Pikolo era esperto, aveva scelto accortamente la via in modo che avremmo fatto un lungo giro, camminando almeno un&#8217;ora, senza destare sospetti. Parlavamo delle nostre case, di Strasburgo e di Torino, delle nostre letture, dei nostri studi. Delle nostre madri: come si somigliano tutte le madri! Anche sua madre lo rimproverava di non saper mai quanto denaro aveva in tasca; anche sua madre si sarebbe stupita se avesse potuto sapere che se l&#8217;era cavata, che giorno per giorno se la cavava.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 una SS in bicicletta. \u00c8 Rudi, il Blockf\u00fchrer. Alt, sull&#8217;attenti, togliersi il berretto. -Sale brute, celui-l\u00e0. Ein ganz gemeiner Hund &#8211; Per lui \u00e8 indifferente parlare francese o tedesco? \u00c8 indifferente, pu\u00f2 pensare in entrambe le lingue. \u00c8 stato in Liguria un mese, gli piace l&#8217;Italia, vorrebbe imparare l&#8217;italiano. Io sarei contento di insegnargli l&#8217;italiano: non possiamo farlo? Possiamo. Anche subito, una cosa vale l&#8217;altra, l&#8217;importante \u00e8 di non perdere tempo, di non sprecare quest&#8217;ora.<\/p>\n<p>Passa Limentani, il romano, strascicando i piedi, con una gamella nascosta sotto la giacca. Pikolo sta attento, coglie qualche parola del nostro dialogo e la ripete ridendo: -Zup-pa, cam-po, ac-qua.<\/p>\n<p>Passa Frenkel, la spia. Accelerare il passo, non si sa mai, quello fa il male per il male.<\/p>\n<p>&#8230;Il canto di Ulisse. Chiss\u00e0 come e perch\u00e9 mi \u00e8 venuto in mente: ma non abbiamo tempo di scegliere, quest&#8217;ora gi\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;ora. Se Jean \u00e8 intelligente capir\u00e0. Capir\u00e0: oggi mi sento da tanto. &#8230;Chi \u00e8 Dante. Che cosa \u00e8 la Commedia. Quale sensazione curiosa di novit\u00e0 si prova, se si cerca di spiegare in breve che cosa \u00e8 la Divina Commedia. Come \u00e8 distribuito l&#8217;Inferno, cosa \u00e8 il contrappasso. Virgilio \u00e8 la Ragione, Beatrice \u00e8 la Teologia.<\/p>\n<p>Jean \u00e8 attentissimo, ed io comincio, lento e accurato:<\/p>\n<p><em>Lo maggior corno della fiamma antica<\/em><\/p>\n<p><em>Cominci\u00f2 a crollarsi mormorando,<\/em><\/p>\n<p><em>Pur come quella cui vento affatica.<\/em><\/p>\n<p><em>Indi, la cima in qua e in l\u00e0 menando<\/em><\/p>\n<p><em>Come fosse la lingua che parlasse<\/em><\/p>\n<p><em>Mise fuori la voce, e disse: Quando&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Qui mi fermo e cerco di tradurre. Disastroso: povero Dante e povero francese! Tuttavia l&#8217;esperienza pare prometta bene: Jean ammira la bizzarra similitudine della lingua, e mi suggerisce il termine appropriato per rendere \u00abantica\u00bb.<\/p>\n<p>E dopo \u00abQuando\u00bb? Il nulla. Un buco nella memoria. \u00abPrima che si Enea la nominasse\u00bb. Altro buco. Viene a galla qualche frammento non utilizzabile: \u00ab&#8230;la pi\u00e9ta Del vecchio padre, n\u00e9 &#8216;l debito<\/p>\n<p>amore Che doveva Penelope far lieta&#8230;\u00bb sar\u00e0 poi esatto?<\/p>\n<p><em>Ma misi me per l&#8217;alto mare aperto<\/em>.<\/p>\n<p>Di questo s\u00ec, di questo sono sicuro, sono in grado di spiegare a Pikolo, di distinguere perch\u00e9 \u00abmisi me\u00bb non \u00e8 \u00abJe me mis\u00bb, \u00e8 molto pi\u00f9 forte e pi\u00f9 audace, \u00e8 un vincolo infranto, \u00e8 scagliare se stessi al di l\u00e0 di una barriera, noi conosciamo bene questo impulso.<\/p>\n<p>L&#8217;alto mare aperto: Pikolo ha viaggiato per mare e sa cosa vuol dire, \u00e8 quando l&#8217;orizzonte si chiude su se stesso, libero diritto e semplice, e non c&#8217;\u00e8 ormai che odore di mare: dolci cose ferocemente lontane.<\/p>\n<p>Siamo arrivati al Kraftwerk, dove lavora il Kommando dei posacavi. Ci dev&#8217;essere l&#8217;ingegner Levi. Eccolo, si vede solo la testa fuori della trincea. Mi fa un cenno colla mano, \u00e8 un uomo in gamba, non l&#8217;ho mai visto gi\u00f9 di morale, non parla mai di mangiare.<\/p>\n<p>\u00abMare aperto\u00bb. \u00abMare aperto\u00bb. So che rima con \u00abdiserto\u00bb: \u00ab&#8230; quella compagna Picciola, dalla qual non fui diserto\u00bb, ma non rammento pi\u00f9 se viene prima o dopo. E anche il viaggio, il temerario viaggio al di l\u00e0 delle colonne d&#8217;Ercole, che tristezza, sono costretto a raccontarlo in prosa: un sacrilegio. Non ho salvato che un verso, ma vale la pena di fermarcisi:<\/p>\n<p><em>&#8230;Acci\u00f2 che l&#8217;uom pi\u00f9 oltre non si metta.<\/em><\/p>\n<p>\u00abSi metta\u00bb: dovevo venire in Lager per accorgermi che \u00e8 la stessa espressione di prima, \u00abe misi me\u00bb. Ma non ne faccio parte a Jean, non sono sicuro che sia una osservazione importante. Quante altre cose ci sarebbero da dire, e il sole \u00e8 gi\u00e0 alto, mezzogiorno \u00e8 vicino. Ho fretta, una fretta furibonda.<\/p>\n<p>Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca:<\/p>\n<p><em>Considerate la vostra semenza:<\/em><\/p>\n<p><em>Fatti non foste a viver come bruti,<\/em><\/p>\n<p><em>Ma per seguir virtute e conoscenza.<\/em><\/p>\n<p>Come se anch&#8217;io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono.<\/p>\n<p>Pikolo mi prega di ripetere. Come \u00e8 buono Pikolo, si \u00e8 accorto che mi sta facendo del bene. O forse \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: forse, nonostante la traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle.<\/p>\n<p><em>Li miei compagni fec&#8217;io si acuti&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&#8230;e mi sforzo, ma invano, di spiegare quante cose vuol dire questo \u00abacuti\u00bb. Qui ancora una lacuna, questa volta irreparabile. \u00ab&#8230; Lo lume era di sotto della luna\u00bb o qualcosa di simile; ma prima? &#8230;<\/p>\n<p>Nessuna idea, \u00abkeine Ahnung\u00bb come si dice qui. Che Pikolo mi scusi, ho dimenticato almeno quattro terzine.<\/p>\n<p>-\u00c7a ne fait rien, vas-y tout de m\u00eame.<\/p>\n<p><em>&#8230;Quando mi apparve una montagna, bruna<\/em><\/p>\n<p><em>Per la distanza, e parvemi alta tanto<\/em><\/p>\n<p><em>Che mai veduta non ne avevo alcuna.<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, s\u00ec, \u00abalta tanto\u00bb, non \u00abmolto alta\u00bb, proposizione consecutiva. E le montagne, quando si vedono di lontano&#8230; le montagne&#8230; oh Pikolo, Pikolo, di&#8217; qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel bruno della sera quando tornavo in treno da Milano a Torino!<\/p>\n<p>Basta, bisogna proseguire, queste sono cose che si pensano ma non si dicono. Pikolo attende e mi guarda.<\/p>\n<p>Darei la zuppa di oggi per saper saldare \u00abnon ne avevo alcuna\u00bb col finale. Mi sforzo di ricostruire per mezzo delle rime, chiudo gli occhi, mi mordo le dita: ma non serve, il resto \u00e8 silenzio. Mi danzano per il capo altri versi: \u00ab&#8230; la terra lagrimosa diede vento&#8230;\u00bb no, \u00e8 un&#8217;altra cosa. \u00c8 tardi, \u00e8 tardi, siamo arrivati alla cucina, bisogna concludere:<\/p>\n<p><em>Tre volte il fe&#8217; girar con tutte l&#8217;acque,<\/em><\/p>\n<p><em>Alla quarta levar la poppa in suso<\/em><\/p>\n<p><em>E la prora ire in gi\u00f9 come altrui piacque&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Trattengo Pikolo, \u00e8 assolutamente necessario e urgente che ascolti, che comprenda questo \u00abcome altrui piacque\u00bb, prima che sia troppo tardi, domani lui o io possiamo essere morti, o non vederci mai pi\u00f9, devo dirgli, spiegargli del Medioevo, del cos\u00ec umano e necessario e pure inaspettato anacronismo, e altro ancora, qualcosa di gigantesco che io stesso ho visto ora soltanto, nell&#8217;intuizione di un attimo, forse il perch\u00e9 del nostro destino, del nostro essere oggi qui&#8230;<\/p>\n<p>Siamo oramai nella fila per la zuppa, in mezzo alla folla sordida e sbrindellata dei porta-zuppa degli altri Kommandos. I nuovi giunti ci si accalcano alle spalle. &#8211; Kraut und R\u00fcben? -Kraut<\/p>\n<p>und R\u00fcben -.Si annunzia ufficialmente che oggi la zuppa \u00e8 di cavoli e rapa: -Choux et navets. -K\u00e1poszta \u00e9s r\u00e9pak.<\/p>\n<p><em>Infin che \u2018l mar fu sopra noi rinchiuso.<\/em><\/p>\n<p>PRIMO LEVI<\/p>\n<p><strong>LA VERGOGNA<\/strong><\/p>\n<p>[da <em>I sommersi e i salvati, <\/em>1986]<\/p>\n<p>&#8230;Hai vergogna perch\u00e8 sei vivo al posto di un altro? Ed in specie, di un uomo pi\u00f9 generoso, pi\u00f9 sensibile, piu saggio, pi\u00f9 utile, pi\u00f9 degno di vivere di te? Non lo puoi escludere: ti esamini,passi in rassegna i tuoi ricordi, sperando di ritrovarli tutti, e che nessuno di loro si sia mascherato o travestito; no, non trovi trasgressioni palesi, non hai soppiantato nessuno, non hai picchiato (ma ne<\/p>\n<p>avresti avuto la forza?), non hai accettato cariche (ma non ti sono state offerte&#8230;), non hai rubato il pane di nessuno; tuttavia non lo puoi escludere. \u00c8 solo una supposizione, anzi, l&#8217;ombra di un sospetto: che ognuno sia il Caino di suo fratello, che ognuno di noi (ma questa volta dico \u201cnoi\u201d in un senso molto pi\u00f9 ampio, anzi universale) abbia soppiantato il suo prossimo, e viva in vece sua.<\/p>\n<p>E\u2019 una supposizione, ma rode; si \u00e8 annidata profonda, come un tarlo; non si vede dal di fuori, ma rode e stride.<\/p>\n<p>Al mio ritorno dalla prigionia \u00e8 venuto a visitarmi un amico pi\u00f9 anziano di me, mite ed intransigente, cultore di una religione sua personale, che per\u00f2 mi \u00e8 sempre parsa severa e seria&#8230;.<\/p>\n<p>Mi disse che l\u2019essere io sopravvissuto non poteva essere stata opera del caso, di un accumularsi<\/p>\n<p>di circostanze fortunate (come sostenevo e tuttora sostengo io), bens\u00ec della Provvidenza. Ero un contrassegnato, un eletto: io, il non credente, ed ancor meno credente dopo la stagione di Auschwitz, ero un toccato dalla Grazia, un salvato. E perch\u00e8 proprio io? Non lo si pu\u00f2 sapere, mi rispose.\u00a0 Forse perch\u00e8 scrivessi, e scrivendo portassi testimonianza: non stavo scrivendo allora , nel 1946, un libro sulla mia prigionia?<\/p>\n<p>Questa opinione mi parve mostruosa. Mi dolse come quando si tocca un nervo scoperto, e ravviv\u00f2 il dubbio di cui dicevo prima: potrei essere vivo al posto di un altro , a spese di un altro; potrei avere soppiantato, cio\u00e8 di fatto ucciso. I \u201csalvati\u201d del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l\u2019esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della \u201dzona grigia\u201d, le spie. Non era una regola certa ( non c\u2019erano, n\u00e9 ci sono nelle cose umane, regole certe), ma era pure una regola. Mi sentivo s\u00ec innocente, ma intruppato tra i salvati, e perci\u00f2 alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cio\u00e8 i pi\u00f9 adatti; i migliori sono morti tutti&#8230;.<\/p>\n<p>L\u2019amico religioso mi aveva detto che ero sopravvissuto affinch\u00e8 portassi testimonianza. L\u2019ho fatto, meglio che ho potuto, e non avrei potuto non farlo; e ancora lo faccio , ogni volta che se ne presenta l\u2019occasione; ma il pensiero che questo mio testimoniare abbia potuto fruttarmi da solo il privilegio di sopravvivere, e di vivere per molti anni senza grossi problemi, mi inquieta, perch\u00e8 non vedo proporzione fra il privilegio e il risultato&#8230;<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra vergogna pi\u00f9 vasta, la vergogna del mondo. E\u2019 stato detto memorabilmente da<\/p>\n<p>John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che \u201cnessun uomo \u00e8 un&#8217;isola\u201d, e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c&#8217;\u00e8 chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cos\u00ec da non vederla e non sentirsene toccato: cos\u00ec hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell\u2019illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di\u00a0 complicit\u00e0 o di connivenza.<\/p>\n<p>Ma a noi lo schermo dell&#8217;ignoranza voluta&#8230;.\u00e8 stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello \u00e8 salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perch\u00e9 era tutto intorno, in ogni direzione fino all&#8217;orizzonte. Non ci era possibile, n\u00e9 abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non pi\u00f9 n\u00e9 meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perch\u00e8 sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro , ed in loro presenza, ed in loro,\u00a0 era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai pi\u00f9; avrebbe dimostrato che l\u2019uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore \u00e8 la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.<\/p>\n<p>PRIMO LEVI<\/p>\n<p><strong>IL SUPERSTITE<\/strong><\/p>\n<p>[da\u00a0 <em>Ad ora incerta<\/em>]<\/p>\n<p><em>Since then, at an uncertain hour,<\/em><\/p>\n<p>Dopo di allora, ad ora incerta,<\/p>\n<p>Quella pena ritorna,<\/p>\n<p>E se non trova chi lo ascolti<\/p>\n<p>Gli brucia in petto il cuore.<\/p>\n<p>Rivede i visi dei suoi compagni<\/p>\n<p>Lividi nella prima luce,<\/p>\n<p>Grigi di polvere di cemento,<\/p>\n<p>Indistinti per nebbia,<\/p>\n<p>Tinti di morte nei sonni inquieti:<\/p>\n<p>A notte menano le mascelle<\/p>\n<p>Sotto la mora greve dei sogni<\/p>\n<p>Masticando una rapa che non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>&#8220;Indietro, via di qui, gente sommersa,<\/p>\n<p>Andate. Non ho soppiantato nessuno,<\/p>\n<p>Non ho usurpato il pane di nessuno,<\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 morto in vece mia. Nessuno.<\/p>\n<p>Ritornate alla vostra nebbia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mia colpa se vivo e respiro<\/p>\n<p>E mangio e bevo e dormo e vesto panni&#8221;.<\/p>\n<p>4 febbraio 1984<\/p>\n<p>PRIMO LEVI<\/p>\n<p><strong>SHEMA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>[da\u00a0 <em>Ad ora incerta<\/em>]<\/p>\n<p>Voi che vivete sicuri<\/p>\n<p>Nelle vostre tiepide case,<\/p>\n<p>Voi che trovate tornando a sera<\/p>\n<p>Il cibo caldo e visi amici:<\/p>\n<p>Considerate se questo \u00e8 un uomo,<\/p>\n<p>Che lavora nel fango<\/p>\n<p>Che non conosce pace<\/p>\n<p>Che lotta per mezzo pane<\/p>\n<p>Che muore per un s\u00ec o per un no.<\/p>\n<p>Considerate se questa \u00e8 una donna,<\/p>\n<p>Senza capelli e senza nome<\/p>\n<p>Senza pi\u00f9 forza di ricordare<\/p>\n<p>Vuoti gli occhi e freddo il grembo<\/p>\n<p>Come una rana d&#8217;inverno.<\/p>\n<p>Meditate che questo \u00e8 stato:<\/p>\n<p>Vi comando queste parole.<\/p>\n<p>Scolpitele nel vostro cuore<\/p>\n<p>Stando in casa andando per via,<\/p>\n<p>Coricandovi alzandovi:<\/p>\n<p>Ripetetele ai vostri figli.<\/p>\n<p>O vi si sfaccia la casa,<\/p>\n<p>La malattia vi impedisca,<\/p>\n<p>I vostri nati torcano il viso da voi.<\/p>\n<p>10 gennaio 1946<\/p>\n<p>PRIMO LEVI<\/p>\n<p><strong>IL SUPERSTITE<\/strong><\/p>\n<p>[da\u00a0 <em>Ad ora incerta<\/em>]<\/p>\n<p><em>Since then, at an uncertain hour,<\/em><\/p>\n<p>Dopo di allora, ad ora incerta,<\/p>\n<p>Quella pena ritorna,<\/p>\n<p>E se non trova chi lo ascolti<\/p>\n<p>Gli brucia in petto il cuore.<\/p>\n<p>Rivede i visi dei suoi compagni<\/p>\n<p>Lividi nella prima luce,<\/p>\n<p>Grigi di polvere di cemento,<\/p>\n<p>Indistinti per nebbia,<\/p>\n<p>Tinti di morte nei sonni inquieti:<\/p>\n<p>A notte menano le mascelle<\/p>\n<p>Sotto la mora greve dei sogni<\/p>\n<p>Masticando una rapa che non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>&#8220;Indietro, via di qui, gente sommersa,<\/p>\n<p>Andate. Non ho soppiantato nessuno,<\/p>\n<p>Non ho usurpato il pane di nessuno,<\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 morto in vece mia. Nessuno.<\/p>\n<p>Ritornate alla vostra nebbia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mia colpa se vivo e respiro<\/p>\n<p>E mangio e bevo e dormo e vesto panni&#8221;.<\/p>\n<p>4 febbraio 1984<\/p>\n<p>JEAN\u00a0 AMERY<\/p>\n<p><strong>INTELLETTUALE AD AUSCHWITZ<\/strong><\/p>\n<p>&#8230;Ammesso che dell&#8217;esperienza della tortura rimanga una conoscenza che vada oltre la pura e semplice dimensione dell&#8217;incubo, si tratta di una grande meraviglia e di un senso di estraneit\u00e0 dal mondo che non potranno essere equilibrate da nessuna successiva comunicazione umana. Con stupore il torturato ha sperimentato che in questo mondo l&#8217;altro pu\u00f2 esistere in quanto sovrano assoluto; il suo dominio si \u00e8 rivelato essere la facolt\u00e0 di infliggere dolore e di annientare.<\/p>\n<p>Stupore per l&#8217;esistenza dell&#8217;altro che nella tortura si impone senza limiti e stupore per ci\u00f2 che si pu\u00f2 diventare: carne e morte. Il torturato non cesser\u00e0 mai pi\u00f9 di meravigliarsi che tutto ci\u00f2 che, a seconda delle inclinazioni, si pu\u00f2 definire la propria anima, il proprio spirito, la propria coscienza o la propria identit\u00e0, risulta annientato quando nelle articolazioni delle spalle tutto si schianta e frantuma. Che la vita sia fragile, questa ovvia verit\u00e0 l&#8217;ha sempre saputa, e anche che sia possibile metterle fine \u00abcon un semplice ago\u00bb, come ha scritto Shakespeare. Ma solo attraverso la tortura ha appreso come sia possibile rendere un essere umano unicamente carne, e trasformarlo cos\u00ec, mentre \u00e8 ancora in vita, in una preda della morte.<\/p>\n<p>Chi ha sub\u00ecto la tortura non pu\u00f2 pi\u00f9 sentire suo il mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;onta dell&#8217; annientamento non pu\u00f2 essere cancellata. La fiducia nel mondo crollata in parte con la prima percossa, ma definitivamente con la tortura, non pu\u00f2 essere riconquistata. Nel torturato si accumula lo sgomento di avere vissuto i propri simili come avversi: da questa posizione nessuno riesce a scrutare verso un mondo in cui regni il principio della speranza.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 stato martoriato \u00e8 consegnato inerme all&#8217;angoscia. Sar\u00e0 essa in futuro a comandare su di lui. L&#8217;angoscia: e in aggiunta tutto ci\u00f2 che abitualmente chiamiamo i risentimenti.<\/p>\n<p>Anch&#8217; essi restano e hanno scarse possibilit\u00e0 di concentrarsi in una spumeggiante e purificante sete di vendetta.<\/p>\n<p>ETTY HILLESUM<\/p>\n<p><strong>LETTERE (1942-1943)<\/strong><\/p>\n<p>3 luglio 1943<\/p>\n<p>Westerbork<\/p>\n<p>]opie, Klaas, cari amici,<\/p>\n<p>&#8230;.La miseria che regna qui \u00e8 davvero indescrivibile. Nelle grandi baracche si vive come topi in una fogna. Si vedono languire molti bambini. Ma s\u00ec vedono anche molti bambini sani. Una notte della settimana scorsa \u00e8 transitato qui un convoglio di\u00a0 prigionieri. Visi diafani e pallidi come la cera. Non\u00a0 ho mai visto tanta stanchezza e sfinimento su un volto. A Westerbork dovevano passare \u00abattraverso la chiusa\u00bb: registrazione e ancora registrazione, perquisizione da parte di allampanati N.S.B. quarantena,una piccola via crucis di ore e ore. Alla mattina presto sono stati ammassati in vagoni merci vuoti. Il loro treno \u00e8 stato ancora sigillato con tavole di legno qui in Olanda: altro ritardo. Poi tre giorni di viaggio a est. Materassi di carta per terra, per i malati.<\/p>\n<p>Per gli altri, vagoni completamente spogli con un barile nel mezzo e circa settanta persone in un vagone chiuso. Ci si pu\u00f2 portare solo un tascapane. Mi chiedo quanti di loro arriveranno vivi. E i miei genitori si preparano ad un viaggio simile&#8230;.<\/p>\n<p>Incontriamo molti parenti che non abbiamo visto, da anni &#8211; giuristi, un bibliotecario, ecc., che spingono carriole piene di sabbia e indossano tute goffe e malconce &#8211; , ci guardiamo un momento e non diciamo molto. Un giovane e triste ufficiale della gendarmeria mi ha detto una notte in cui doveva partire uno di quei convogli: in una notte simile io perdo due chili e mezzo e non devo far<\/p>\n<p>altro che sentire, vedere e tacere. Per lo stesso motivo non scrivo molto neanch&#8217;io. Ma ho perso il filo. Volevo solo dire questo: la miseria che c&#8217;\u00e8 qui \u00e8 veramente terribile -eppure, alla sera tardi, quando il giorno si \u00e8 inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce \u2013non ci posso far niente, \u00e8 cos\u00ec, \u00e8 di una forza elementare -, e questa voce dice: la vita \u00e8 una cosa spendida e grande, pi\u00f9 tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo contrapporre un nuovo pezzetto di amore e di bont\u00e0 che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Forse io sono una donna ambiziosa: vorrei dire anch\u2019io una piccola parolina&#8230;.<\/p>\n<p>Parli di suicidio e di madri e figli. Certo che posso capire queste cose, ma trovo che \u00e8 un argomento malsano. C&#8217;\u00e8 un limite a tutte le sofferenze, forse a un essere umano non \u00e8 dato di sopportare pi\u00f9 di quanto non possa \u2013 oltrepassato quel limite, muore da s\u00e8. Ogni tanto qui muore qualcuno perch\u00e8 il suo spirito \u00e8 a pezzi e non riesce pi\u00f9 a capire , in genere sono persone giovani. le persone anziane sono piantate in un terreno pi\u00f9 solido e accettano il loro destino con dignit\u00e0 e rassegnazione. S\u00ec, qui si vede una gran variet\u00e0 di persone e si pu\u00f2 osservare il loro atteggiamento verso le questioni pi\u00f9 ardue, le questioni ultime.<\/p>\n<p>Prover\u00f2 a descrivervi come mi sento, ma non so se questa metafora \u00e8 giusta. Quando un ragno tesse la sua tela, non lancia forse i fili principali davanti a s\u00e9 e ci si arrampica poi sopra? La strada principale della mia vita \u00e8 tracciata per un lungo tratto davanti a me e arriva gi\u00e0 in un altro mondo. \u00c8 proprio come se tutte le cose che succedono e che succederanno qui siano gi\u00e0, in qualche modo, date per scontate dentro di me, le ho gi\u00e0 vissute e assorbite e gi\u00e0 partecipo alla costruzione di una societ\u00e0 futura. La vita qui non consuma troppo le mie forze pi\u00f9 profonde -fisicamente si va<\/p>\n<p>forse un po&#8217; gi\u00f9 e spesso si \u00e8 immensamente tristi, ma il nostro nucleo interiore diventa sempre pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Vorrei che fosse cos\u00ec anche per voi e per tutti i miei amici, \u00e8 necessario, dobbiamo ancora condividere molte esperienze e molto lavoro tutti insieme. Perci\u00f2 vi raccomando: rimanete al vostro posto di guardia se ne avete gi\u00e0 uno dentro di voi, e per favore non rattristatevi n\u00e9 disperatevi per me, non c&#8217;\u00e8 motivo&#8230;<\/p>\n<p>Avrei ancora un desiderio, se non sono indiscreta:\u00a0 un cuscino, per esempio un vecchio cuscino di un divano, questa paglia \u00e8 proprio un po&#8217; dura alla lunga. Ma dalla provincia si possono solo spedire dei pacchetti formato lettera di non pi\u00f9 di due chili, forse un cuscino pesa di pi\u00f9? Forse, se passate da pap\u00e0 Han a Amsterdam -siategli molto vicini vi prego, e portategli anche questa lettera -potreste spedirlo da l\u00e0? Per il resto, il mio unico desiderio \u00e8 che stiate bene e che siate lieti, scrivetemi ogni tanto due righe innocenti<\/p>\n<p>Con molto, molto affetto<\/p>\n<p>Etty<\/p>\n<p>( N.S.B. =\u00a0 <em>National-socialistische Beweging<\/em>, il partito nazista<\/p>\n<p>olandese. Nel linguaggio dei deportati, \u201dpassare attraverso la<\/p>\n<p>chiusa\u201d\u00a0 significava passare per la trafila delle formalit\u00e0 che<\/p>\n<p>precedevano una deportazione )<\/p>\n<p>PAUL CELAN<\/p>\n<p><strong>FUGA DELLA MORTE<\/strong><\/p>\n<p>[ da <em>Papavero e memoria<\/em> , 1952]<\/p>\n<p>Negro latte dell\u2019alba noi lo beviamo la sera<\/p>\n<p>noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte<\/p>\n<p>noi beviamo e beviamo<\/p>\n<p>noi scaviamo una tomba nell\u2019aria chi vi giace non sta stretto<\/p>\n<p>Nella casa vive un uomo che gioca con le serpi che scrive<\/p>\n<p>che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d\u2019oro Margarete<\/p>\n<p>egli scrive egli s\u2019erge sulla porta e le stelle lampeggiano<\/p>\n<p>egli aduna i mastini con un fischio<\/p>\n<p>con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra<\/p>\n<p>ci comanda e adesso suonate perch\u00e8 si deve ballare<\/p>\n<p>Negro latte dell\u2019alba noi ti beviamo la notte<\/p>\n<p>noi ti beviamo al mattino come al meriggio ti beviamo la sera<\/p>\n<p>noi beviamo e beviamo<\/p>\n<p>Nella casa vive un uomo che gioca con le serpi che scrive<\/p>\n<p>che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d\u2019oro Margarete<\/p>\n<p>i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba<\/p>\n<p>nell\u2019aria chi vi giace non sta stretto<\/p>\n<p>Egli grida puntate pi\u00f9 fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate<\/p>\n<p>egli trae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri<\/p>\n<p>voi puntate pi\u00f9 fondo le zappe e voi ancora suonate perch\u00e9 si deve ballare<\/p>\n<p>Negro latte dell&#8217;alba noi ti beviamo la notte<\/p>\n<p>noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera<\/p>\n<p>noi beviamo e beviamo<\/p>\n<p>nella casa vive un uomo i tuoi capelli d&#8217;oro Margarete<\/p>\n<p>i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi<\/p>\n<p>Egli grida suonate pi\u00f9 dolce la morte la morte \u00e8 un Mastro di Germania<\/p>\n<p>grida cavate ai violini suono pi\u00f9 oscuro cos\u00ec andrete come fumo nell&#8217;aria<\/p>\n<p>cos\u00ec avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto<\/p>\n<p>Negro latte dell&#8217;alba noi ti beviamo la notte<\/p>\n<p>noi ti beviamo al meriggio la morte \u00e8 un Mastro di Germania<\/p>\n<p>noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo<\/p>\n<p>la morte \u00e8 un Mastro di Germania il suo occhio \u00e8 azzurro<\/p>\n<p>egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa<\/p>\n<p>nella casa vive un uomo i tuoi capelli d&#8217;oro Margarete<\/p>\n<p>egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell&#8217;aria<\/p>\n<p>egli gioca colle serpi e sogna la morte \u00e8 un Mastro di Germania<\/p>\n<p>I tuoi capelli d&#8217;oro Margarete<\/p>\n<p>i tuoi capelli di cenere Sulamith<\/p>\n<p>PAUL CELAN<\/p>\n<p><strong>TERRA DENRO DI LORO<\/strong><\/p>\n<p>[ da <em>La rosa di nessuno, <\/em>1963]<\/p>\n<p>Era terra dentro di loro,\u00a0 ed essi<\/p>\n<p>scavavano.<\/p>\n<p>Essi scavavano e scavavano, cos\u00ec trascorrendo<\/p>\n<p>il d\u00ec e la notte. E non lodavano Iddio,<\/p>\n<p>il quale, gli fu detto, tutto questo voleva,<\/p>\n<p>tutto questo, gli fu detto, sapeva.<\/p>\n<p>Essi scavavano e nulla pi\u00f9 udivano;<\/p>\n<p>essi non capivano, n\u00e9 crearono un solo canto,<\/p>\n<p>non si diedero una lingua.<\/p>\n<p>Scavavano.<\/p>\n<p>E giunse un silenzio, giunse anche un vortice,<\/p>\n<p>giunsero i mari, tutti.<\/p>\n<p>Io scavo, tu scavi, e scava anche il verme,<\/p>\n<p>e ci\u00f2 che l\u00ec va cantando, dice: Essi scavano.<\/p>\n<p>Oh uno, oh nullo, oh nessuno, oh tu:<\/p>\n<p>Dove s&#8217;andava, giacch\u00e9 non s&#8217;andava in alcun luogo?<\/p>\n<p>Tu scavi ed io scavo, scavando ti raggiungo:<\/p>\n<p>al dito si ridesta a noi l&#8217;anello.<\/p>\n<p>PAUL CELAN<\/p>\n<p><strong>FINESTRA DI BARACCA<\/strong><\/p>\n<p>[ da <em>La rosa di nessuno, <\/em>1963]<\/p>\n<p>L\u2019occhio, buio:<\/p>\n<p>come finestra di baracca. Mette insieme<\/p>\n<p>ci\u00f2 che fu mondo, che mondo rimane: l\u2019est<\/p>\n<p>ramingo, i<\/p>\n<p>sospesi, gli<\/p>\n<p>uomini-e-giudei,<\/p>\n<p>quella nuvolaglia di popolo, e<\/p>\n<p>magneticamente, con dita mosse dal cuore,<\/p>\n<p>ti sta tirando, Terra:<\/p>\n<p>e tu vieni, vieni,<\/p>\n<p>vi abiteremo, vi abitiamo, una certa cosa<\/p>\n<p>-un respiro? un nome?-<\/p>\n<p>si aggira nella terra orfana,<\/p>\n<p>danzando, rozzamente;<\/p>\n<p>l\u2019ala<\/p>\n<p>d\u2019angelo, gravata da Invisibile,<\/p>\n<p>al piede straziato; assestata,<\/p>\n<p>zavorrando la testa,<\/p>\n<p>da quella grandine nera che<\/p>\n<p>cadde anche l\u00ec, a Vitebsk,<\/p>\n<p>-e loro, quelli che l\u2019hanno seminata,<\/p>\n<p>loro la scancellano con il<\/p>\n<p>mimetico artiglio del <em>panzerfaust <\/em>!-<\/p>\n<p>si aggira, si aggira,<\/p>\n<p>cerca,<\/p>\n<p>cerca sotto,<\/p>\n<p>cerca sopra, lontano, cerca<\/p>\n<p>con l\u2019occhio, tira gi\u00f9<\/p>\n<p>l\u2019Alpha Centauri, Arturo, vi<\/p>\n<p>aggiunge il raggio,dai sepolcri,<\/p>\n<p>va a Eden e Ghetto, spicca e<\/p>\n<p>assembla la costellazione di cui egli,<\/p>\n<p>l\u2019Uomo, ha bisogno per abitarvi, qui<\/p>\n<p>fra Uomini,<\/p>\n<p>passa in rassegna<\/p>\n<p>le lettere e l\u2019anima mortale-<\/p>\n<p>immortale delle lettere,<\/p>\n<p>va da Aleph e da Jud, ed oltre<\/p>\n<p>costruisce lo scudo di Davide, lo fa<\/p>\n<p>divampare, per una volta,<\/p>\n<p>lo fa spegnere \u2013 ma eccolo,<\/p>\n<p>invisibile, se ne sta<\/p>\n<p>presso Alpha e Aleph, presso Jud,<\/p>\n<p>presso gli altri, presso<\/p>\n<p>tutti : \u00a0in<\/p>\n<p>te<\/p>\n<p>Beth, &#8211; cio\u00e8<\/p>\n<p>la casa dove \u00e8 la tavola con<\/p>\n<p>la luce e la luce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla pagina \u201c<a href=\"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/didattica-liceo-manzoni\/attivita-integrative-didattica\/progetti-letteratura-storia\/archivio-memoria\">Archivio della Memoria<\/a>\u201d sono elencati\u00a0i principali lavori degli studenti realizzati\u00a0dal 2003 fino ad oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Musica e letteratura per il Giorno della Memoria 27 GENNAIO 2006 Quello che presentiamo \u00e8 un percorso di stati d\u2019animo e di riflessioni che parte con Montale da un momento precedente all\u2019inizio della persecuzione antiebraica e si conclude, con Primo Levi, con il dramma dei sopravvissuti. Cos\u00ec, se pure\u2026<\/p>\n<p> <a class=\"continue-reading-link\" href=\"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/iniziative-progetti-liceo-manzoni\/progetti-letteratura-storia\/archivio-memoria\/musica-letteratura-giorno-memoria-2006\/\"><span>Continue reading<\/span><i class=\"crycon-right-dir\"><\/i><\/a> <\/p>\n","protected":false},"author":142,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[270],"tags":[276,271,259,262,272,273,275],"class_list":["post-4156","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archivio-memoria","tag-antisemitismo","tag-archivio-memoria","tag-attivita-integrative","tag-didattica","tag-giorno-della-memoria","tag-persecuzione-degli-ebrei","tag-shoah"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/users\/142"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4156"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4157,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4156\/revisions\/4157"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceoclassicomanzoni.edu.it\/old\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}