
Apparato di Tesla
Altra denominazione: Istrumentario di Tesla
N° di catalogo: B 715
Collocazione: Armadio 6 – Ripiano 2
Ditta Costruttrice / Registro originale: 469
Epoca: 1899
Misure: 600 x 310 x 360
Materiali: Legno – ferro – avvolgimento elettrico
Inventore: N. Tesla
Argomento: Elettromagnetismo
Fenomeno: Correnti ad alta frequenza
Scheda tecnica:
Il dispositivo di Tesla serve a produrre correnti ad alta tensione e ad alta frequenza.
È collocato su di una base rettangolare ed è composto da un condensatore cilindrico, una spira a grossi fili e uno spinterometro, protetto da un cilindro nero di ebanite, le cui sferette sono a distanza regolabile.
Si collega un rocchetto di Rühmkorff come nello schema riportato nella figura. Il rocchetto produce una tensione crescente che carica il condensatore e alla fine raggiunge un valore così elevato da produrre una scintilla attraverso le sferette dello spinterometro. La scintilla mette per un attimo in corto circuito lo spinterometro e nel circuito condensatore-spira si hanno così delle oscillazioni che si spengono ma che vengono ricreate ogni volta che il condensatore si carica. Le oscillazioni così prodotte sono estremamente rapide. La bobina cilindrica, con molti fili di rame isolati, che viene introdotta nella spira è la vera e propria bobina di Tesla. Ai suoi capi, di cui uno è messo a terra, si genera un’altissima tensione poiché il sistema costituisce un trasformatore.
Curiosità:
La bobina di Tesla permette di illustrare molte delle proprietà delle correnti a frequenze elevate.
Una caratteristica interessante è che noi non avvertiamo alcuna scossa elettrica, anche quando riceviamo una corrente che sarebbe mortale se a bassa frequenza. Se uno tiene in mano l’estremità di una bacchetta metallica e porta l’altra vicino alla parte superiore della bobina, da questa scaturisce un torrente di scintille accompagnato solo da una leggerissima sensazione di prurito. La spiegazione del fenomeno sta nel fatto che queste correnti interessano solo la superficie dei conduttori (effetto pelle o skin effect o effetto Kelvin) e sono perciò inoffensive per il corpo umano, anzi furono usate a scopo terapeutico (D’Arsonval).
