
Arco voltaico
N° di catalogo: A 610
Collocazione: Armadio 2 – Ripiano 3
Ditta Costruttrice:
Epoca: Seconda metà ‘800
Misure: 110 x 85 x 200
Materiali: Ferro – carboncini
Inventore: H. W. Davy
Argomento: Elettrologia
Fenomeno: Conduzione nell’aria
Scheda tecnica:
L’arco elettrico è costituito da due bastoncini di carbone affacciati la cui distanza si può regolare. Essi sono inseriti in due anelli che fanno parte di un circuito elettrico terminante con i due serrafili. Ponendo a contatto i carboni e applicando una tensione di 40/50 Volt, passa una corrente continua abbastanza intensa che produce calore per effetto Joule. Si allontanano i carboni e questa interruzione provoca un brusco riscaldamento del catodo. Si dice che l’arco è “adescato”. Da questo momento il catodo (carbone collegato al polo negativo) costituisce una sorgente permanente di termoelettroni. Fra i due carboni si ha la cosiddetta scarica ad arco caratterizzata da un’intensa emissione di luce e di calore e da valori molto elevati della corrente. L’anodo assume la forma a cratere mentre il catodo si consuma assumendo forma appuntita. Perciò dopo un po’ l’arco si spegne.
Si nota una molla tesa, inserita fra catodo e anodo: essa serve a far sì che i due elettrodi si mantengano alla distanza voluta.
A causa del consumo dei carboni, l’arco tende a spegnersi se non si provvede a riavvicinarli.
Nel 1848, dopo che Foucault inventò un congegno che riavvicinava gli elettrodi automaticamente e sostituì il carbone di legna con il carbone di storta, molto più duro, si poté ottenere la lampada ad arco che venne utilizzata per l’illuminazione delle strade e delle case.
Curiosità:
Da notare il rivestimento a grani di rosario – atto ad assicurare un buon isolamento – dei due fili di collegamento.
L’arco elettrico è utilizzato come sorgente di luce nei proiettori cinematografici e nella saldatura dei metalli. Era però, almeno un tempo, causa frequente di incendi per il forte calore che sviluppava, come ci racconta il regista Giuseppe Tornatore nel suo film “Nuovo Cinema Paradiso”.
